Gli arrestati «hanno ancora un permesso di dimora a Roveredo»

I Grigioni non sembrano voler modificare la rotta in tema di permessi. E sulla criminalità: «Ci mancano le risorse necessarie per combatterla»
ROVEREDO - Stamane il Consigliere di Stato grigionese Peter Peyer (PS), assieme ai capi di diversi uffici cantonali, ha fatto chiarezza sul caso di Roveredo e sui permessi di dimora durante una conferenza stampa. Il 52enne al centro della vicenda ha fatto richiesta per un permesso di soggiorno nel 2019. Le autorità ticinesi l'hanno rifiutata a causa dei precedenti penali della persona. In seguito la decisione è stata contestata.
Nel 2021 l'uomo ha presentato domanda a Coira, questa è stata accolta. Solo nel 2022 il tribunale ticinese ha rifiutato il reclamo del richiedente. Il Canton Ticino ha annotato la necessità di ulteriori accertamenti nel sistema federale d'informazione sulla migrazione nell'aprile del 2022. Un giorno dopo ha informato anche l'Ufficio retico della migrazione. Dopo nuovi esami e valutazioni le autorità grigionesi non hanno ritenuto necessario adottare delle misure.
Nel 2022 il permesso è stato rilasciato anche al figlio del 52enne. Secondo lo scritto inoltrato al Comune di Roveredo, non vi erano indizi che indicassero una minaccia alla sicurezza. L'UMDC era in possesso solo del casellario giudiziale della compagna dell'uomo, in quanto cittadina di uno Stato terzo. La quarta persona ha richiesto il permesso direttamente al Comune di Roveredo e ha inoltrato il suo casellario giudiziale del Paese d'origine, da cui non risultavano però precedenti penali.
Non è dato sapere al momento dove si trovino le quattro persone arrestate. «Esse hanno ancora un permesso di dimora a Roveredo», ha confermato stamattina il capo dell'UMDC, Niculin Mosca. Con il procedimento in corso è possibile che vengano alla luce prove penali che serviranno per ritirare il permesso B nei Grigioni.
Su un possibile cambio di prassi nel rilascio dei permessi, il Canton Grigioni sembra non voler modificare rotta. Nello scritto indirizzato al Municipio mesolcinese scrive infatti: «Nemmeno una verifica sistematica del casellario giudiziale può impedire che persone con un profilo di rischio elevato eleggano il proprio domicilio in Svizzera».
La mancanza di risorse - Il Consigliere di Stato Peyer ha sottolineato più volte quanto la criminalità organizzata sia complessa. «Ci mancano le risorse necessarie per combatterla», ha dichiarato il direttore del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità. Secondo il comandante della polizia cantonale attualmente una quindicina di persone si occupano del campo della criminalità economica, quella legata all'acquisto di stupefacenti e al riciclaggio di denaro. «Abbiamo una dotazione scarsa», ha affermato il comandante Walter Schlegel. «Per agire con più forza è necessario un intervento legislativo. La visione sarebbe di ottenerne una simile a quella già esistente nel settore della lotta al terrorismo».
Anche le cifre riguardanti la migrazione danno un'idea della situazione. L'UMDC gestisce oltre 70'000 permessi di dimora per cittadini dell'UE/AELS. Undici persone si occupano di questo ambito, ha spiegato il capo ad interim dell'UMDC, Philipp Sigron. Solo nel 2025 l'ufficio ne ha rilasciati oltre 21'000, la maggior parte dei quali erano permessi C.
Per potenziare le risorse a disposizione è necessaria una decisione da parte del Gran Consiglio, ha spiegato Peyer, aggiungendo che un aumento delle risorse andrebbe fatto su larga scala e non solo in un singolo ufficio.



