Una scuola tutta fuori dagli schemi: il video

Dal Ciani al quartiere Maghetti, ecco dove studiano gli allievi di questo istituto unico nel suo genere. Dietro le quinte, ci sono due sognatori australiani.
Dal Ciani al quartiere Maghetti, ecco dove studiano gli allievi di questo istituto unico nel suo genere. Dietro le quinte, ci sono due sognatori australiani.
LUGANO - Lei si chiama Rebecca. Lui si chiama Peter. Di cognome fanno Hauch. Arrivano dall'Australia e sono rimasti stregati dal Ticino dopo una vacanza. Tanto da scegliere proprio Lugano per coronare il loro sogno: aprire una scuola privata internazionale con un approccio umano, quasi olistico nei confronti degli studenti.
Scuola diffusa – Ha un lato romantico la storia della International School of Switzerland che ha la sede al numero 9 di Corso Enrico Pestalozzi, ma che in realtà usa un po' tutta la città per le sue attività didattiche. «Il nostro è un concetto di scuola diffuso – assicura Rebecca –. Andiamo al Parco Ciani a fare lezioni di sport. All'oratorio del Maghetti per attività ludiche. Nei musei per lezioni culturali».
Come in un gigantesco campus – Una quarantina di allievi. Elementari, medie e liceo sotto lo stesso tetto. Gli spazi urbani vissuti come se si trattasse di un gigantesco campus. E pensare che l'avventura dei due visionari australiani era cominciata nel peggiore dei modi. Dapprima con un problema legato allo stabile in cui inizialmente doveva esserci la sede della scuola. E in seguito con le difficoltà a ottenere le dovute autorizzazioni da parte del Cantone (DECS).
«Buonafede» – Ora però tutto è in regola e a norma. E sono gli stessi coniugi Hauch ad aprirci le porte di questo istituto davvero particolare. Rebecca e Peter (li potete vedere nel video realizzato da tio.ch) ci appaiono come due idealisti. Certo, qualche pasticcio burocratico l'hanno fatto la scorsa estate. Ma più che altro perché non conoscevano bene il contesto ticinese. «Eravamo assolutamente in buonafede – assicura Peter –. Sappiamo che la nostra vicenda ha fatto discutere sui media. Ma oggi siamo felici di potervi finalmente presentare la nostra realtà».
Il programma lo fanno (anche) gli allievi – Una scuola in cui "di default" si parla e si impara sia in italiano sia in inglese. E in cui il programma è decisamente flessibile. Veniamo a sapere che un'allieva, praticando lo sci ad Andermatt, ha avuto la necessità di apprendere il tedesco in anticipo rispetto agli altri suoi compagni. Ed ecco che le lezioni di tedesco per lei sono già partite in prima media.
Unicità – «Noi partiamo dall'idea che ogni allievo abbia la sua unicità – puntualizza Rebecca –. Ecco perché il nostro approccio è davvero individuale. Cerchiamo di accompagnare e seguire gli studenti nelle loro peculiarità, affinché emergano i loro talenti».
Attività fisica – Particolare attenzione viene data all'attività fisica. E infatti a un certo punto un gruppo di allievi si sposta al Ciani. Seguono corsa ed esercizi agli ordini di un docente che in passato ha militato nell'esercito britannico. «Qui ci si aiuta a vicenda – rammenta un allievo –. Il più grande sostiene il più piccolo. È come una grande famiglia».
Solo per ricchi? – A vedere il clima brillante della scuola viene il dubbio che si tratti di una possibilità solo per ricchi, o perlomeno per benestanti. A zittirci, in parte, ci pensa un genitore. Un papà «Ho iscritto le mie due figlie a questa scuola – sostiene – perché necessitavano di un approccio molto individuale, su misura. Credo che l'educazione e l'istruzione debbano venire al primo posto. E quindi ben venga fare sacrifici economici in famiglia per garantire il meglio ai propri figli. È un investimento per il loro futuro».








