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«Sempre più offerte di lavoro con salari discutibili»

L'affondo di Giangiorgio Gargantini, sindacalista UNIA: «In Ticino si nascondono i problemi gravi sotto il tappeto». Ma lo Stato e i politici cosa fanno?
Ti-Press (archivio)
«Sempre più offerte di lavoro con salari discutibili»
L'affondo di Giangiorgio Gargantini, sindacalista UNIA: «In Ticino si nascondono i problemi gravi sotto il tappeto». Ma lo Stato e i politici cosa fanno?

BELLINZONA - Due posti di lavoro nel Mendrisiotto, entrambi nel ramo del marketing, con stipendi più che ambigui. A portare alla luce questi ennesimi casi discutibili è stato recentemente il granconsigliere Fabrizio Sirica, con un'interrogazione al Consiglio di Stato ticinese. E se da una parte una delle due aziende in questione ha replicato a Sirica parlando di un presunto «errore già corretto», dall'altra il fenomeno degli stipendi bassi sembra ormai dilagare in alcune realtà professionali. «In Ticino ditte simili stanno proliferando. È una piaga», commenta Giangiorgio Gargantini, sindacalista UNIA.

Lei è anche vice presidente della commissione tripartita che dovrebbe prevenire queste situazioni...
«Io posso parlare solo come sindacalista. Le interviste per la commissione tripartita le rilascia semmai il presidente (Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell'economia). Come sindacalista constato che si tende spesso a dire che si tratta di casi isolati. Noi di UNIA ci battiamo da anni contro l'idea sbagliata "dei casi isolati". È un'immagine funzionale a giustificare la situazione precaria del mercato del lavoro ticinese».

Chi ha interesse a giustificare una simile situazione?
«Negli ultimi anni abbiamo denunciato violazioni sempre più gravi. Eppure c'è un'alleanza di imprenditori ed esponenti di destra che minimizza. È la stessa alleanza che ha fatto fallire recentemente l'iniziativa contro il dumping sostenendo che proponevamo solo inutile burocrazia. In realtà tra le proposte c'era anche la notifica obbligatoria alle autorità di tutti i contratti di lavoro. Una soluzione che avrebbe permesso di scovare tutti questi casi surreali».

Uno degli annunci di lavoro scovato da Sirica era esplicitamente rivolto a chi era disposto a trasferirsi in Comuni di frontiera.
«Evidentemente Comuni di frontiera su suolo italiano. Il lavoratore residente in Ticino neanche può permettersi di candidarsi per simili posizioni. Questo tipo di impresa non ha diritto di esistere. Si basa unicamente sullo sfruttamento della forza lavoro e sulla vicinanza geografica con l'Italia».

Il Cantone, inteso come Stato, sembra inerme. Perché secondo lei?
«Non direi che è inerme. Potrebbe però agire in modo più deciso. Ma bisognerebbe prendere coscienza che la situazione è fuori controllo. In primis dovrebbe farlo il Dipartimento finanze ed economia che dovrebbe proporre modelli sostenibili per l'economia ticinese. Invece...»

Invece?
«Invece in passato addirittura qualcuno ha osato dire che determinati salari aumentano la competitività economica in Ticino. Certo, probabilmente non si intendeva questo tipo di salari... Tutti condannano questi casi estremi. Poi però quando facciamo presente che si tratta solo della punta dell'iceberg, le nostre proposte sono sistematicamente contestate».

Ha citato il Dipartimento finanze ed economia. L'impressione è che tenda quasi solo a evidenziare gli esempi virtuosi.
«Riconosco assolutamente che ci sono anche esempi positivi. Ci mancherebbe. Però siamo confrontati con una narrativa che tende a valorizzare unicamente questi esempi positivi, nascondendo sotto il tappeto la valanga di situazioni gravi».

Per quale motivo secondo lei?
«Per giustificare una linea politica di gestione del mercato del lavoro che in maniera abbastanza evidente non riesce a portare le risposte necessarie ai cittadini. In Ticino circa il 16,5% della popolazione vive in condizioni di povertà. Il doppio rispetto alla media svizzera. Una ragione ci sarà».

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