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In cerca della saggezza perduta, su un pianeta divorato dalla fame dell'uomo

“Symmes” è l'opera prima cinematografica dello scrittore e illustratore luganese Sebastiano B. Brocchi: «Esistiamo solo per essere parassiti della Terra o abbiamo anche qualcosa di prezioso da offrirle?».
In cerca della saggezza perduta, su un pianeta divorato dalla fame dell'uomo
Symmes/Sebastiano B. Brocchi
In cerca della saggezza perduta, su un pianeta divorato dalla fame dell'uomo
“Symmes” è l'opera prima cinematografica dello scrittore e illustratore luganese Sebastiano B. Brocchi: «Esistiamo solo per essere parassiti della Terra o abbiamo anche qualcosa di prezioso da offrirle?».

COLLINA D'ORO - Un esordio con l'ambizione di «riportare il pensiero al centro della storia» con «un'opera per certi versi provocatoria, realizzata senza scopo di lucro, con un budget irrisorio (e che sarà resa disponibile gratuitamente)».

“Symmes” dello scrittore Sebastiano B. Brocchi (tra l'altro autore della saga fantasy dei “Pirin”) è un'opera prima cinematografica che sceglie come forma il cinema, ma lo fa con la consapevolezza di chi sa già che vuole giocare fuori dagli schemi.

Presentato per la prima volta all'Acer Europe di Bioggio il 18 gennaio scorso, il lungometraggio, è un'opera fantascientifica con il piglio dell'arte concettuale e dell'esplorazione filosofica.

Un'astronave, un equipaggio di viaggiatrici siderali, e una missione: ritrovare la saggezza dell'umanità, perduta sul pianeta Symmes. Simbolo della deriva umana che ha preferito estrarne tutte le risorse (l'avere) dimenticandosi dell'essere.

Fra i luoghi ticinesi (che molti riconosceranno) che hanno fatto da set troviamo la sede di Acer Europe SA a Bioggio, il Palazzo Mantegazza, il M.A.X Museo di Chiasso e le scuole di Collina d'Oro.

Symmes/Sebastiano B. Brocchi

Dai romanzi, alle illustrazioni fino al film. Come mai hai deciso di lanciarti in questa avventura?
«Il mio percorso creativo si è sempre nutrito di un certo eclettismo e della sperimentazione in vari campi espressivi. Amo un certo tipo di sfide intellettuali e la possibilità di creare opere a loro modo pionieristiche, non trovo soddisfazione nel riproporre sempre gli stessi modelli. Cerco di restare fedele alle mie ispirazioni e all’indipendenza delle mie opinioni, senza scendere a troppi compromessi».

Da dove nasce l'idea alla base di “Symmes”? Si sente sia il respiro mitologico sia quello critico-sociale, sbaglio?
«Hai colto nel segno. La critica sociale, ambientale, economica, è il punto di partenza, e punta il dito senza troppi giri di parole sullo sfruttamento incontrollato delle risorse del pianeta. Da lì prende le mosse un percorso che si fa in realtà molto più introspettivo, filosofico.

La pellicola ci pone di fronte a una domanda fondamentale: siamo qui soltanto per essere parassiti della Terra, a prendere e basta, o abbiamo anche qualcosa (di prezioso) di nostro da offrire? Pensiero, arte, bellezza, sono solo una piccola parte di ciò che possiamo offrire al mondo in quanto esseri umani».

Symmes/Sebastiano B. Brocchi

Attrici, costumi, grafica digitale. Qual è stato il percorso intrapreso per portare la tua visione sullo schermo? Come hai trovato i collaboratori e le “persone giuste”? Quali reazioni ci sono state da parte loro?
«Fin dall’inizio ho chiarito che questo fosse un progetto non a scopo di lucro che, infatti, intendo rendere disponibile su piattaforme gratuite. Ho avuto la fortuna di trovare un cast e altre figure professionali che hanno scelto di intraprendere questa avventura al mio fianco motivate non dal tornaconto economico bensì dalla soddisfazione di partecipare a questa visione artistica e al suo messaggio di fondo.

Già la triade di protagoniste Viktoria Krocha, Christina Andrea Rosamilia e Camila Koller è composta da persone che al talento affiancano una spiccata sensibilità e condividono la mia passione per l’arte a tutto tondo; infatti, oltre alla recitazione, si sono avvicinate a vari campi (chi la pittura, chi la poesia, la musica…).

Una delle sfide più interessanti per il cast è stata la mia volontà di dare corpo al pensiero, immagine visibile ai moti interiori dell’animo».

Si può dire che “Symmes” resta un film decisamente atipico. Al di là del contenuto vero e proprio, la messa in scena è particolare: viaggia fra la graphic novel, il teatro con un piglio onirico e l'arte multimediale. Quali sono state le tue influenze, come ti è venuta questa forma molto particolare?
«Innanzitutto, a differenza delle grandi produzioni mainstream, per gli effetti speciali ho lavorato con una anacronistica grafica bidimensionale, molto basata sul collage e la sovrapposizione di piani.

Una parte non trascurabile l’ha avuta anche l’artigianato, a cui mi sono spesso dedicato in prima persona (basti pensare al robot Erasmo, che assemblai in cantina con pezzi di un vecchio televisore e altri materiali di recupero).

Lo stile finale è una sorta di steampunk rivisitato, che sfila in un carosello di tableaux vivants, con richiami ad alcune perle vintage della sci-fi (da “Metropolis” a “On the Silver Globe”) e reinterpretazioni futuristiche di alcuni capolavori dell’arte. Il tutto molto influenzato dalla simbologia ermetica che ormai è un fil rouge di tutta la mia produzione».

Symmes/Sebastiano B. Brocchi

C'è un momento a cui sei particolarmente legato?
«Parlavamo prima di “tableaux vivants”… uno di questi, che considero anche una delle sequenze più belle del film, è una mia rivisitazione in chiave futuristica della “Primavera” di Botticelli, che mostra però una primavera deviata, corrotta dalla tecnologia, in cui i fiori sono stati sostituiti da macchinari e pezzi d’elettronica. Un momento sottolineato anche dalla colonna sonora, che in quella scena fa suonare la “Primavera” di Vivaldi, ma al contrario.

Chiaramente mi auguro che l’umanità riesca a scongiurare un simile scenario prima che sia troppo tardi».

“Symmes” sta attualmente partecipando alle selezioni di alcuni festival internazionali, in futuro sarà possibile vederlo gratuitamente, sul web.

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