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LUGANOVestiti eco-friendly, la moda che è destinata a durare grazie ai giovani

16.03.22 - 06:05
Il settore è in espansione, ma non sempre è facile cambiare le abitudini dei consumatori, ci racconta Joel Fioroni
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Vestiti eco-friendly, la moda che è destinata a durare grazie ai giovani
Il settore è in espansione, ma non sempre è facile cambiare le abitudini dei consumatori, ci racconta Joel Fioroni

LUGANO - Quando andiamo a fare la spesa solitamente siamo attenti alla qualità del cibo, alla provenienza, e agli ingredienti. Quando compriamo un elettrodomestico controlliamo che sia efficiente dal punto di vista energetico. In un mondo in cui si punta sempre più sulla sostenibilità, è impensabile non includere anche l'abbigliamento. L'industria tessile è infatti una delle realtà industriali più redditizie, ma allo stesso tempo più inquinanti del pianeta

Quello della moda è un ambito che solo negli ultimi anni ha visto emergere abiti rispettosi dell'ambiente, tanto che anche le grandi marche stanno investendo miliardi nel settore. La moda sostenibile rientra anche negli obiettivi fissati dall'Agenda 2030, adottata dagli Stati membri delle Nazioni Unite. Tuttavia sono ancora pochi i marchi che propongono prodotti interamente sostenibili. 

La città di New York sta anche pensando ad una legge ad hoc per una moda etica e sostenibile nella città. Obiettivo del Fashion sustainability and social accountability Act è far sì che le grandi aziende del settore rispettino l'ambiente e i diritti umani. In caso contrario ricevono una multa.  

Vestiti eco-friendly a portata di mano - Anche il Ticino non rimane indifferente al fenomeno, e in città alcuni negozi cominciano ad offrire prodotti rispettosi dell'ambiente.  «Sentivo che in città mancava qualcosa dal punto di vista dell'abbigliamento. Mi piace molto viaggiare, e vedendo l'offerta che si trova all'estero mi sono detto che a Lugano c'era margine per qualcosa di innovativo, e meno statico» ci racconta Joel Fioroni, che durante la pandemia ha aperto il negozio d'abbigliamento Stage12 a Lugano che offre anche prodotti eco-friendly. «La curiosità è alla base dei nostri clienti. Poi bisogna avere anche un po' di coraggio per cambiare le proprie abitudini, uscendo dagli schemi classici che ormai si sono ben radicati. Chi compra questo tipo di prodotti, oltre ad essere di ottima qualità, sa come sono stati creati e da dove arrivano. Certo, dall'altra parte il prezzo è leggermente più alto del solito, ma non potrebbe essere diversamente». 

«Abbiamo scelto inizialmente di puntare su progetti ticinesi e made in Italy, tutti attenti alle materie prime impiegate, ma anche al modo in cui vengono prodotti. L'etica del lavoro è un aspetto spesso sottovalutato, ma è importante sapere anche dove vengono prodotti e come vengono prodotti i capi d'abbigliamento. Ciò che mi fa ben sperare per il futuro è che tutti i produttori, che abbiamo conosciuto personalmente e siamo andati a vedere come lavorano, sono ragazzi giovani» prosegue Joel. 

Progetti ticinesi - E per quanto riguarda i progetti locali, anche dalle "menti ticinesi" sono nati capi d'abbigliamento attenti all'ambiente, e decisamente unici. «Abbiamo delle scarpe ecologiche, ideate dal ticinese Matteo Boffa, 100% prodotte da rifiuti recuperati dal mare. Per ogni sneaker vengono utilizzati componenti riciclati da 10 sacchi di plastica, 12 bottiglie e altri rifiuti industriali, tutto 100% vegano. Anche la scatola della scarpa, se piantata, fa crescere una piantina di basilico. Ci abbiamo provato ed effettivamente funziona! Anche le giacche prodotte con le tele dei kite surf sono state ideate da Cristina, una ragazza ticinese, che ora vive a Zurigo. Il materiale che ha fatto il suo corso, e che normalmente verrebbe buttato, viene riutilizzato per fare dei capi di abbigliamento. Per ogni giacca viene raccontata la storia della vela, di chi era e che sfide ha affrontato, quali gare ha vinto, ecc. Un progetto decisamente unico, e che contribuisce ad evitare gli sprechi. E da qualche giorno abbiamo anche i prodotti di Lady Mustache». 

Ma come è nata l'idea di aprire un negozio che offre anche un abbigliamento piuttosto di nicchia proprio durante una pandemia? «Dalla disperazione. Gestisco il cinema LUX, che a causa della pandemia era chiuso da diversi mesi. Mi alzavo tutti i giorni senza avere nulla da fare. Grazie anche al mio compagno, che lavorava già nel mondo dell'abbigliamento, abbiamo deciso di buttarci in questa nuova avventura, puntando anche sull'abbigliamento eco-friendly». 

Cambiamento ancora in atto - Cambiare le abitudini dei consumatori non è però una cosa immediata: «Al momento non riusciamo ancora a mantenere un negozio soltanto con prodotti eco-friendly, ma sono felice di vedere che c'è molto interesse e curiosità, soprattutto via social e da parte dei giovani. Chi entra poi fisicamente nel negozio rimane affascinato da questi prodotti "estremi", super eco-friendly. E tramite l'e-commerce raggiungiamo anche chi non è mai entrato nel negozio, ma è attento al tema dell'ambiente. Abbiamo ricevuto anche ordini dalla Svizzera tedesca, senza aver mai fatto pubblicità oltralpe. Vuol dire che la direzione è quella giusta» conclude Joel. 

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