LURATI
La maestra-alpigiana Chiara Lurati
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AGNO
03.05.2021 - 06:000

La maestra che amava Heidi porta un po' di alpe in classe

L'esperienza di Chiara Lurati, di rientro all'insegnamento dopo aver affrontato un anno di dura vita alpestre

La novità in classe sono due coniglietti: «Gli animali catalizzano l’attenzione e sono un aiuto per migliorare la disciplina e l’applicazione» spiega l'insegnante

AGNO - Chiara Lurati è nata con lo spirito della piccola Heidi, tanto da amare uno dei mestieri più impegnativi come quello dell’agricoltore. L’esperienza che ha scelto di fare per 12 mesi a contatto con il bestiame, ha ricaricato la maestra di scuola elementare, che quest’anno è tornata dietro la sua cattedra più forte e motivata.

Cosa spinge una docente a rinunciare allo stipendio per una immersione totale nella dura realtà alpestre?
«Dopo 25 anni ininterrotti di insegnamento sentivo il desiderio di concedermi una pausa. Ho sempre avuto un amore per gli animali e in particolare per le mucche. Ho voluto scegliere l’alpe perché la bellezza del paesaggio è unica. Vivere a contatto con i contadini e il loro bestiame è stata un’esperienza arricchente».

Ha percepito un compenso per il suo contributo durante i suoi stage?
«Non era il focus della mia scelta, avevo semplicemente chiesto di offrirmi vitto e alloggio in cambio del mio aiuto. I primi tre mesi sull’alpe Motterascio, in alta Valle di Blenio, sono stati fra i più intensi della mia stagione, tanto che il contadino, scomparso in seguito per un tragico infortunio sul lavoro, voleva onorarmi con 1.000 franchi. Il suo gesto è stato un riconoscimento importante per me, anche se ho voluto attenermi alla mia parola data per una collaborazione gratuita».

A che ora cominciava la sua giornata?
«Tra le 5 e le 5.30. Sull’alpe andavo a cercare le mucche al pascolo per radunarle. A volte ci volevano 30 minuti di camminata. È un risveglio salutare in mezzo alla natura, che adoro. Il freddo dovuto all’altitudine è pungente, come sono impegnative le fatiche durante tutta la giornata, ma questa realtà che i contadini hanno ogni giorno, su tutto l’arco dell’anno, mi conquista e mi riempie di energia positiva».

Come è stato il rientro a scuola dopo il suo anno sabbatico?
«Avevo concluso con una classe di quinta ed ho ripreso con una di terza. Non nascondo che è stato un compito duro per tutti i docenti dopo i mesi di insegnamento a distanza per il lockdown. Arrivavo, come detto, da un’esperienza rigenerante e questo mi ha aiutata. Ho la fortuna di lavorare con 22 bambini meravigliosi».

Dopo le vacanze di Carnevale, che lei ha dedicato a un altro stage nella stalla dove vive la sua manzetta Cama, ha deciso di portare in classe due conigli.
«I miei allievi hanno subito apprezzato questa novità e i loro stimoli sono stati di aiuto a tutta la classe, più ricettiva e responsabile. Gli animali catalizzano l’attenzione e sono un aiuto per migliorare la disciplina e l’applicazione. Ho proposto, a turno, di ospitare a casa “Nuvolino” e “Biscotto” durante i fine-settimana, i genitori hanno reagito con entusiasmo».

Deve essere il massimo anche per lei convivere con la sua passione nella sua classe. Vero?
«Il senso di libertà che mi regala la vita a contatto con la natura mi riporta al mio sogno da bambina, quando l’unico cartone che potevo guardare, “Heidi”, aveva alimentato i miei primi desideri di stare in montagna con le capre e, nel mio caso, soprattutto con le mucche. Ogni bambino trae beneficio e serenità quando può vivere a contatto con un animale».

Fatiche in quota e il regalo della manzetta Cama
Maestra di scuola dal 1993, Chiara Lurati aveva chiesto un congedo per l’anno scolastico 2018-19 per dedicarsi alla sua grande passione: l’agricoltura. «Ho cominciato con la stagione alpestre nell’alta Valle di Blenio a 2.500 metri con uno stage di tre mesi», racconta Chiara, che ha rinunciato al suo stipendio di docente per 12 mensilità. «Tra le varie mansioni che mi sono state affidate, la preparazione e la disinfezione delle mammelle di 34 mucche per la mungitura automatica, basilare per ogni contadino, secondo il quale la produzione di un buon formaggio comincia proprio da questa fase». Svizzera interna, Valle Verzasca e ancora Valle di Blenio. Gli stage di Chiara, che il prossimo 29 giugno compirà cinquant’anni, si sono susseguiti tra freddo e fatiche, ma il bilancio della sua esperienza è oltremodo positivo, tanto che ha deciso di regalarsi una manzetta di nome Cama, che appena può va a trovare con il suo cane Scilla nella stalla di Corzoneso dove ha lavorato.

GLAMILLA
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