«Non so perché la gente mi segua, qualcuno è già venuto sotto casa mia»
Foto: Giucky
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05.02.2021 - 07:040
Aggiornamento : 11:02

«Non so perché la gente mi segua, qualcuno è già venuto sotto casa mia»

Giucky è una studentessa ticinese di 20 anni. E racconta il suo rapporto su TikTok, dove ha oltre 95.000 follower.

Del social più discusso del momento si parla su Piazza Ticino. Eleonora Benecchi, specialista in culture digitali e docente all'USI: «I genitori sappiano cosa fanno i loro figli». Guarda il video.

LUGANO - Ha 20 anni, è studentessa universitaria e vive a Lugano. Si fa chiamare Giucky e su TikTok ha oltre 95.000 follower. Proprio del social network più discusso del momento si è parlato su piazzaticino.ch, la piazza virtuale di Tio/20Minuti. Focus anche sull'attualità stretta, con le "challenge estreme" che hanno portato ad alcuni suicidi tra i giovanissimi in Italia. Per aiutarci a contestualizzare il fenomeno è intervenuta anche Eleonora Benecchi, specialista in culture digitali e docente all'Università della Svizzera italiana. 

Un tatuaggio da 200.000 visualizzazioni – Giucky è su TikTok da un paio di anni. La sua è una testimonianza spontanea. Da ragazza "acqua e sapone", alla mano. «All'inizio facevo video per divertirmi e basta. A un certo punto ho pubblicato un video in cui mostravo un mio tatuaggio e ho ottenuto 200.000 visualizzazioni. Non so spiegare perché così tante. Da lì ho avuto più costanza nel pubblicare. In un altro video in cui mi pettino i capelli, ho raggiunto mezzo milione di visualizzazioni. Attualmente pubblico sempre 2 o 3 video al giorno. Perché se vuoi continuare ad avere persone che ti seguono, non puoi sparire da un momento all'altro. Ultimamente sto facendo tanti video parlati, i follower mi fanno domande come se fossi una sorella maggiore. Ad esempio sui capelli, visto che è un po' il mio pallino. A me piace rispondere». 

Un algoritmo alla portata di chiunque – Come è possibile ottenere tanta popolarità con video di 15 secondi per certi versi banalissimi? «TikTok – dice Benecchi – è costruito in maniera da rendere i suoi video virali. L'algoritmo permette di portare facilmente i propri contenuti a un pubblico di massa. Un ruolo centrale ce l'hanno la musica e, più in generale, la componente audio. Spesso gli utenti vedono un contenuto che è piaciuto grazie a una determinata musica. E poi lo ripropongono con una loro interpretazione. Questo consente anche a persone che non hanno particolare esperienza di potere produrre contenuti virali».  

Il giudizio degli altri – Per Giucky non è stato comunque evidente mettersi davanti alla videocamera del cellulare. Gli esordi col social cinese sono stati contraddistinti da una certa diffidenza. «All'inizio temevo il giudizio degli altri. Cerco di non divulgare più il mio nome completo per questioni di privacy. Ho un rapporto diretto con i miei follower. Spesso mi inviano domande. A volte mi capita di incontrarli, in luoghi decisi da me. Ed è sempre bellissimo. Però c'è anche stato qualcuno che ha esagerato. Mi sono ritrovata delle persone sotto casa. Dietro a ogni social può esserci un rischio». 

Divario digitale – TikTok è probabilmente il social che più di ogni altro mette a nudo il divario digitale tra genitori e figli. E molti adulti, i “giovani che perdono tempo su TikTok”, non li capiscono proprio. «Io uso TikTok per divertirmi e per fare ridere la gente – replica Giucky, che non ci sta a essere demonizzata –. Ma poi ho la mia vita, ho i miei studi, le mie passioni, come ad esempio la musica. A me fa piacere strappare un sorriso giocoso a qualcuno, tutto qui».

Un provvedimento utile a metà – L'Italia di recente, dopo il suicidio di due bambini che tentavano di imitare situazioni estreme lanciate su TikTok, ha deciso di vietare questo social agli under 13. Eleonora Benecchi si occupa anche dello studio James, che analizza le abitudini tecnologiche dei giovani svizzeri. E non può negare l’evidenza. «I minorenni su TikTok ci sono eccome. E sull'età si potrà sempre mentire. Un provvedimento come quello italiano da un punto di vista operativo serve a poco. Però ha il merito di puntare l'attenzione su un problema».

«Le piattaforme non si prendono responsabilità» – E non si tratta solo di contenuti disturbanti che dovrebbero essere moderati meglio. «Perché un 13enne va su TikTok? Perché nessuno gli ha insegnato che quello non è un posto adatto a lui. Queste piattaforme fino a oggi sono state molto sfuggenti nel prendersi le responsabilità di cosa succede agli utenti. Vale anche per le sfide estreme. La dinamica al momento è di uscire sul mercato, cercare di acquisire più successo possibile e poi se succede qualcosa di brutto ci si pensa. La finalità in molti casi è raccogliere like, visibilità. E i contenuti controversi tendono a raccogliere tante visualizzazioni. Anche perché suscitano critiche, dissenso».

Notizie che creano amarezza – «Quando ho saputo del suicidio di alcuni ragazzini ci sono rimasta davvero male – sostiene Giucky –. Io ho sempre cercato solo la parte bella e leggera in TikTok. Simili notizie ti lasciano davvero una brutta sensazione. L’ideale sarebbe che sui social ci fossero solo persone maggiorenni e responsabili, che sanno quello che stanno facendo e che hanno anche uno spirito critico».

L'importanza dell'educazione – Benecchi invita le piattaforme a prevenire. «Ma i genitori devono sapere cosa fanno i loro figli. La responsabilità è collettiva. Sociale. Politica. Quando c'è di mezzo un suicidio, i social network possono rappresentare un fattore. Ma la realtà è ben più complessa. Chiudere TikTok, come qualcuno vorrebbe? Ci sarebbe comunque altro in circolazione. Serve più educazione multimediale, per imparare a convivere in modo sano con questi strumenti». Ogni utente in ogni caso può fare la propria parte. «Se si nota un video discutibile va segnalato. Non va fatto circolare. Le piattaforme devono però rendere più facile questo processo». 

GUARDA LA VIDEO INTERVISTA COMPLETA


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