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CADENAZZO
10.11.2020 - 06:000

«Vi insegno io a studiare, agli allievi manca il metodo»

Sottolineare, prendere appunti, schematizzare: i trucchi per lo studio perfetto, ma che spesso gli allievi non applicano

di Redazione
Gaia Nannini

CADENAZZO - Giorgia Ortelli ha 24 anni e sta terminando il Master in Lingua, Letteratura e Civiltà Italiana presso l’Usi di Lugano. Il suo sogno nel cassetto è diventare docente e già da qualche tempo collabora con Pro Juventute per un corso sui metodi di studio.

Da quanto tempo insegna?
«Diventare docente è fin da piccola una mia grande ambizione. Per questo motivo ho deciso di frequentare il Bachelor e poi il Master in Lingua, Letteratura e Civiltà Italiana a Lugano, che sto portando a termine. Anche grazie ai numerosi corsi frequentati e ai diversi professori che ho incontrato in questi anni, ho deciso di continuare a cercare di avverare il mio sogno. Attualmente collaboro con Pro Juventute per il corso “Impariamo a studiare!” in qualità di docente».

Qual è il focus?
«L’obiettivo è di far comprendere ai ragazzi delle medie che studiare non è brutto, ma che molto spesso questa attività li spaventa semplicemente perché non possiedono dei metodi con cui affrontare l’apprendimento serenamente. Dalla sottolineatura alla schematizzazione, sino alla presa di appunti, il corso fornisce dei metodi e dei trucchetti per affrontare al meglio lo studio, tentando di facilitare la vita scolastica dei giovani».

Quali sono le difficoltà dei suoi allievi?
«Nella mia esperienza ho potuto constatare che ogni ragazzo è diverso, ma che molto spesso ad accomunarlo agli altri è soprattutto la mancanza di metodi con cui organizzare il proprio studio. Non sanno come studiare, non cosa studiare. Non è pigrizia come spesso ed erroneamente si crede».

Quindi devono imparare a studiare?
«Esatto. Sebbene esista un metodo generale con cui è possibile affrontare qualsiasi materia scolastica, ogni disciplina presenta delle caratteristiche proprie che richiamano necessariamente delle metodologie specifiche di studio. Per questo motivo, con il corso “Impariamo a studiare!” offriamo lezioni mirate sulle materie umanistiche, su quelle scientifiche e, infine, sulle lingue straniere, che spesso costituiscono una grande difficoltà per alcuni allievi».

Ha riscontrato miglioramenti del rendimento scolastico?
«La situazione attuale ha permesso ai nostri ragazzi di comprendere ulteriormente quanto questi metodi possano aiutare e semplificare l’attività dello studio. Sono infatti stati in molti ad averci esposto la loro opinione, facendoci anche capire quali metodi risultavano essere più efficaci anche con la nuova tipologia di insegnamento, la didattica a distanza».

La pandemia ha impattato negativamente sullo studio?
«Probabilmente. La didattica a distanza impone agli allievi di essere ancora più organizzati e minuziosi nell'apprendimento. Sono stati parecchi i ragazzi che nell’ultimo corso in cui ho insegnato hanno riscontrato l’efficacia dei metodi di studio proprio per la gestione della didattica a distanza. Non credo che gli effetti della pandemia siano stati esclusivamente negativi. Molti allievi mi hanno trasmesso grande speranza per le soluzioni future e hanno mostrato attenzione verso il prossimo, evidenziando di aver colto la situazione come un’occasione e come un insegnamento».

Un insegnamento appoggiato da Pro Juventute
«Diventare un’insegnante è da sempre il mio sogno nel cassetto, che devo soprattutto a quei docenti che hanno saputo farmi apprezzare al meglio tutte quelle sfaccettature che questa mansione comporta». Per Giorgia Ortelli insegnare corrisponde al raggiungimento della sua più alta ambizione, ma non per semplice orgoglio. «Per me non significa solo essere capace di trasmettere nozioni, ma essere una mano amica con cui intraprendere un percorso, non sempre semplice, che porta ad una cima da cui guardare quello che ci circonda e, soprattutto, quello che ci aspetta». Una scalata che Giorgia sta facendo da diversi anni e che lentamente sta prendendo forma anche grazie alla partecipazione al corso di Pro Juventute: «La mia esperienza mi ha permesso di comprendere quanto in realtà non volessi intraprendere questa carriera per il solo piacere dell’educazione e dell’imparare, ma anche (e soprattutto) per la soddisfazione che vedo negli occhi di chi sta imparando, grazie anche al mio aiuto».

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