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07.09.2020 - 06:350

Una ticinese a dettare il tempo delle bande svizzere

Intervista a Luana Menaud-Baldi, prima donna eletta alla presidenza dell'Associazione bandistica svizzera.

Dagli inizi in quel di Faido alla sua visione del mondo bandistico. Passando naturalmente dall'emergenza culturale dovuta al coronavirus.

FAIDO - La ticinese Luana Menaud-Baldi è stata eletta lo scorso weekend alla presidenza dell'Associazione bandistica svizzera (ABS). È la prima donna a ricoprire questo prestigioso incarico. Leventinese d'origine (oggi residente nel canton Friborgo) è stata votata con 88 voti contro 51. Una nomina lusinghiera per il Ticino e in particolar modo per Faido, dove la musicista ha mosso i primi passi.

Signora Baldi, come ha accolto la nomina? Se l'aspettava?
Io e il mio "avversario" difendevamo due modelli diversi e quindi conoscevamo già gli schieramenti. Ma fino all'ultimo non potevo sapere il risultato. Quando ho visto che la maggioranza aveva scelto me sono stata evidentemente felice.

Quali erano questi due modelli?
Io puntavo a rendere la struttura più agile e più adatta ai tempi attuali, mettendo però sempre davanti l'aspetto amatoriale dei musicisti. Le 2'500 bande sparse in tutta la Svizzera hanno infatti un modello di milizia. L'altra visione, seppur simile, metteva in avanti una professionalizzazione della parte musicale. Scegliendo me si è dunque scelto di proseguire con una visione tradizionale della musica, naturalmente adattata ai giorni nostri.

Terminata la "campagna elettorale", quali saranno i suoi obiettivi?
Essenzialmente tre. Far conoscere maggiormente il mondo bandistico e le sue specificità, in modo che i 70mila musicisti svizzeri siano più presenti nella scena culturale del nostro Paese. In secondo luogo, rinforzare il nostro segretariato in modo da dividere ulteriormente il lato strategico da quello operazionale. Il terzo obiettivo, non per importanza, è il lato giovanile, che è la nostra sorgente e come tale va curata. I giovani ci sono, spetta a noi rendere il nostro mondo ancora più attrattivo e a riuscire a mantenerli nella musica.

A proposito di movimento giovanile, lei come si è avvicinata a questo mondo?
Avevo dei compagni che erano già nella musica. Attorno agli 11 anni ho partecipato a una serata informativa organizzata dalla banda di Faido. Poi ho seguito il solfeggio e infine ho scelto lo strumento: il clarinetto. Bisogna dire che la scelta dello strumento 30 anni fa si faceva in modo molto differente da oggi...

Clarinetto che suona tuttora?
Purtroppo negli ultimi anni l'ho dovuto un po' abbandonare perché diventava difficile seguire le prove. Amando la coerenza, non mi piace dire agli altri "bisogna andare alle prove e non solo ai concerti" e poi non essere da esempio. Diciamo che in questo periodo ascolto tanto ma suono poco.

La sua nomina coincide con un periodo certamente non facile. Qual è lo stato di salute del movimento bandistico svizzero?
Il mondo bandistico gode di buona salute, ma sta soffrendo tantissimo come tutta la cultura. Bisogna anche considerare che diversi musicisti fanno parte della cosiddetta categoria a rischio e bisogna trovare il modo di non escludere queste persone. Inoltre non possiamo fare le prove come siamo abituati a fare e finora non abbiamo potuto fare concerti.

Come se ne esce da questa situazione?
Abbiamo elaborato un "modus operandi" su come organizzare le prove e i concerti. È chiaro che è difficile, perché quando bisogna tenere più di un metro di distanza non è sempre facile trovare le sale. L'appello che rivolgo alle autorità cantonali e comunali è proprio questo: mettere a disposizione gratuitamente delle sale adeguate.

La Festa federale della Musica, prevista nel maggio 2021, è stata annullata a due giorni dalla sua nomina. Cosa ne pensa?
È chiaro che la decisione ha dato un ulteriore colpo al mondo musicale. Ma è stata una scelta, seppur dolorosa, inevitabile. Sia per le incognite sulla possibilità per le bande di prepararsi alla Festa, sia per i problemi finanziari che sarebbero sorti annullando in un secondo momento la manifestazione.

Ma posticiparla di un anno, al posto che spostarla al 2026, non era possibile?
No, perché ogni anno ci sono delle feste cantonali, le quali non possono avere luogo quando c'è quella federale. Chiedere alle federazioni cantonali di spostare la loro festa sarebbe stato uno sgarbo. Nei prossimi giorni discuteremo sulla possibilità di organizzarla comunque a Interlaken, dove era prevista quest'anno.

Da anni vive lontano dal Ticino, è riuscita a mantenere i rapporti con il nostro Cantone?
Certo. Innanzitutto perché mia mamma vive a Faido. Inoltre partecipo spesso alle manifestazioni musicali ticinesi e quando posso anche a qualche concerto. Da quando sono sposata (2007) penso di aver saltato solo un paio di concerti della Filarmonica Faidese. Il Ticino fa parte di me e sono felice ogni volta che posso tornare.

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