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La parola al medico cantonale Giorgio Merlani.
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05.03.2020 - 18:510
Aggiornamento : 19:12

«Ora al pronto soccorso il personale lavora con la mascherina»

La malattia proveniente dalla Cina ha colpito tre operatori sanitari. E le strutture adottano nuove misure

Il medico cantonale Giorgio Merlani: «Non c'è stata nessuna violazione del protocollo»

BELLINZONA - In Ticino i casi accertati di Covid-19 (la malattia causata dal nuovo coronavirus proveniente dalla Cina) sfiorano la ventina. E le ultime tre persone risultate positive sono operatori sanitari attivi nelle strutture del nostro cantone, di cui però soltanto uno è stato contagiato in ambito professionale. Per gli altri due la malattia è da ricondurre a un contatto con l'Italia, come ha fatto sapere stamani lo Stato maggiore cantonale di condotta.

Il contagio all'interno della struttura ospedaliera sarebbe avvenuto nell'ambito di un contatto con una persona positiva al virus, che però era arrivata al pronto soccorso a causa di una caduta: non presentava infatti alcun sintomo respiratorio. «Non c'è stata nessuna violazione di protocollo» assicura il medico cantonale Giorgio Merlani.

Ma proprio per evitare contagi da parte di persone senza sintomi, è stata presa la decisione di adottare da subito nuove misure a protezione del personale sanitario e dei pazienti. «Ora al pronto soccorso e in determinati altri reparti gli operatori lavorano indossando la mascherina quando a contatto coi pazienti» ci spiega.

E si tratta di “semplici” mascherine chirurgiche, non ultrafiltranti. «È una protezione sufficiente se indossata e utilizzata correttamente» sottolinea il medico, ricordando - per esempio - che le mani vanno adeguatamente disinfettate prima e dopo averle indossate.

Forniture più lente - Con il crescente numero di persone positive anche in Ticino, in tutte le strutture sanitarie del cantone è in forte aumento l'utilizzo di camici monouso da isolamento e di mascherine. Si potrebbe andare incontro a problemi di fornitura? «Obiettivamente è vero che c'è un problema di materiale, anche considerando che molto viene prodotto in Cina dove a causa dell'epidemia sono state bloccate le catene di produzione» afferma ancora Merlani, che parla quindi di un rallentamento delle forniture. «E non ha nemmeno aiutato la corsa alla mascherina, anche da parte di privati». Ma sottolinea: «Non facciamo del catastrofismo». Nei giorni scorsi il Cantone ha rifornito le strutture facendo capo anche a materiale ordinato durante la pandemia del 2009.

Il primo malato in Svizzera - Il primo caso in territorio elvetico era emerso in Ticino nella seconda metà di febbraio: a un settantenne i sintomi erano comparsi due giorni dopo il rientro da un convegno scientifico a Milano. Le sue condizioni erano poi peggiorate, rendendo necessario un ricovero alla Clinica Moncucco di Lugano. Il suo caso si è poi risolto «nel migliore dei modi», come comunicava la direzione della struttura: con il rientro al domicilio. «Una buona parte delle diciotto persone positive sta bene» conclude Merlani.

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