Dai musei elvetici i Bronzi del Benin tornano a casa

La consegna dei celebri manufatti segna una nuova fase nella cooperazione culturale tra Svizzera e Nigeria, con attenzione al dialogo post-coloniale.
La consegna dei celebri manufatti segna una nuova fase nella cooperazione culturale tra Svizzera e Nigeria, con attenzione al dialogo post-coloniale.
LAGOS - Tre musei elvetici hanno restituito ieri alla Nigeria 18 "bronzi del Benin" nella città portuale nigeriana di Lagos, in presenza di Elisabeth Baume-Schneider. La consigliera federale ha inoltre firmato un accordo bilaterale sui beni culturali. Intervistata dall'agenzia di stampa Keystone-ATS ha spiegato che la Confederazione intende «proseguire la nostra collaborazione con la Nigeria in modo molto concreto, in particolare nel contesto del colonialismo, sostenendo altri progetti. Si tratta di un rapporto bidirezionale: mettiamo a disposizione le nostre competenze e ne traiamo anche grande beneficio, soprattutto nei nostri rapporti con i musei internazionali». Una restituzione che riveste una grande importanza per la popolazione nigeriana per questo, sottolinea, «Non è giusto che si trovino nei nostri musei».Quanto all'eredità coloniale, Baume-Schneider ribadisce: «Non ci troviamo tuttavia in una situazione in cui dovremmo porgere delle scuse. Del resto, nemmeno la Nigeria se lo aspetta.Gli stessi musei si sono resi conto che dovevano agire. Possiamo contare sul loro impegno e sulla loro competenza. Il mondo politico deve sostenere questo processo». E conclude: «Nessuno in Svizzera apprezza che nei nostri musei vengano esposti oggetti controversi, ovvero opere d'arte frutto di spoliazioni. Ma l'esempio dei bronzi del Benin dimostra proprio che sono necessarie pazienza, ascolto reciproco e fiducia da entrambe le parti. Il risultato è quindi il rispetto reciproco».





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