Tre svizzeri su quattro usano l'IA quotidianamente

Secondo un sondaggio Comparis l'utilizzo più «impressionante è tra i 18-35enni». Ma resta forte il timore per la privacy dei dati personali.
ZURIGO - Il 76,1% degli adulti in Svizzera utilizzano strumenti di intelligenza artificiale (IA) nella vita di tutti i giorni. Lo rivela un sondaggio diffuso oggi da Comparis, che evidenzia un aumento rispetto al 62,4% ottenuto un anno fa e al 49,7% del 2024.
Tra i 18-35enni tasso d'utilizzo «impressionante» - I giovani, le persone istruite, quelle con redditi elevati e i romandi sono particolarmente attivi nell'uso dei vari ChatGPT, Google Gemini e Perplexity. Nella fascia d'età 18-35 anni, il tasso di utilizzo è del 90,1% - dato definito «impressionante» in un comunicato di Comparis - rispetto al 52,1% degli over 56.
Più diffusa tra chi è più istruito - Esistono differenze significative in base al livello di formazione: l'82,5% delle persone con un'istruzione superiore utilizza questi strumenti, rispetto al 69,4% di coloro che si sono fermati a un grado medio-basso. A ricorrere all'IA è inoltre l'81,6% dei francofoni, contro il 74,1% degli svizzeri tedeschi.
Soprattutto ricerche su internet - L'intelligenza artificiale viene sfruttata molto per le ricerche su Internet (41,6%), si evince dall'indagine. Grazie alle funzioni su Google, oggi praticamente tutti gli utenti vi entrano automaticamente in contatto, afferma, citato nella nota, Jean-Claude Frick, esperto di Comparis in tecnologie digitali. Seguono le applicazioni nel lavoro quotidiano, come la creazione di testi (31,4%) e l'e-commerce (26,9%).
Il successo dei chatbot - Secondo il sondaggio, condotto lo scorso mese di marzo su 1035 individui, anche la comunicazione scritta con un chatbot sta guadagnando popolarità. Il 61,9% degli intervistati l'ha indicata infatti come un'opzione interessante. «Chattare con un'IA dà l'impressione di scambiare messaggi WhatsApp con gli amici. L'input vocale, invece, spesso appare ancora innaturale e non è una buona scelta, ad esempio in un ufficio open space o in autobus», spiega Frick.
Tuttavia, le persone interpellate hanno espresso scetticismo riguardo alla condivisione di informazioni personali, in particolare per quanto riguarda le questioni di salute. Il 55,5% non confiderebbe mai i propri problemi psichici, mentre il 52,5% si oppone alla comunicazione di dati per l'utilizzo di un chatbot come coach per la salute.



