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MEDIO ORIENTE

«Ancora 1'000 turisti svizzeri nelle aree colpite, ma le richieste d'aiuto sono in calo»

Conferenza stampa del Dipartimento degli affari esteri sulla situazione in Medio Oriente. Il racconto dell'ambasciatore a Teheran: «Bombe tutto il giorno, siamo scappati distruggendo i documenti sensibili».
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«Ancora 1'000 turisti svizzeri nelle aree colpite, ma le richieste d'aiuto sono in calo»
Conferenza stampa del Dipartimento degli affari esteri sulla situazione in Medio Oriente. Il racconto dell'ambasciatore a Teheran: «Bombe tutto il giorno, siamo scappati distruggendo i documenti sensibili».

BERNA - Una situazione di crisi «in piena fase di escalation» e con migliaia di cittadini svizzeri sparsi nei vari Paesi del Golfo.

È questo lo scenario descritto in conferenza stampa oggi da Berna, dalla responsabile dell'area MENA (Medio Oriente e Nord Africa) del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Monika Schmutz Kirgöz.

Secondo quanto confermato, sarebbero circa 1'000 i turisti svizzeri ancora presenti nelle aree interessate dai bombardamenti iraniani, mentre circa 6'600 sarebbero registrati come residenti negli Emirati Arabi Uniti.

Le richieste di tipo emergenziale da parte dei cittadini rossocrociati «sono diminuite in maniera importante negli ultimi giorni». Sempre stando a Kirgöz, «per chiunque avesse necessità, i canali restano costantemente aperti e ricettivi».

L'ambasciatore svizzero in Iran Olivier Bangerter ha invece raccontato la vita sotto i bombardamenti «colonna sonora costante delle nostre giornate» e dei rischi che hanno portato alla chiusura temporanea della rappresentanza elvetica a Teheran.

«Arrivati a un certo punto anche il tragitto casa-lavoro era semplicemente troppo rischioso, tutti i dipendenti svizzeri dell'ambasciata hanno finito per dormire nel seminterrato della stessa», ha spiegato, «abbiamo quindi proceduto allo smantellamento dell'ufficio, distruggendo i documenti sensibili... Come abbiamo fatto? Fuoco, martellate e trapano. Sembrano metodi rudimentali, ma funzionano davvero molto bene».

Lasciare Teheran «è stato difficile, tutti noi lo abbiamo fatto con il cuore pesante», continua Bangerter, «siamo usciti dall'Iran incolumi ma molti di noi hanno lasciato dietro di sé le loro vite, amici e colleghi. Se sono al sicuro? Vista la situazione è impossibile dire che è così».


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