Il funzionamento oscuro del Consiglio per la Pace di Trump

Molti osservatori interpretano il Board of Peace come un possibile attacco alle Nazioni Unite. L'Europa ha detto no (tranne l'Ungheria).
DAVOS - Per il presidente statunitense Donald Trump l'obiettivo è chiaro: la pace nel mondo - niente di più, niente di meno.
Organizzazione cucita su misura - Il funzionamento del nuovo Consiglio per la Pace (Board of Peace) - una organizzazione internazionale cucita su misura per lui e che molti osservatori interpretano come un possibile attacco alle Nazioni Unite - resta però ancora oscuro.
Dalla pace per Gaza - L'origine del Consiglio risale ufficialmente alla volontà degli Stati Uniti di attuare il Piano di Pace per Gaza e di supervisionare l'ordine postbellico nella Striscia. Trump ha firmato oggi a Davos (GR) il relativo mandato. Tuttavia, il ruolo dell'organizzazione è rapidamente diventato più ampio: il Consiglio potrebbe occuparsi di molti altri conflitti e imporre l'ordine secondo la visione del presidente USA.
60 Stati invitati - I dettagli sul funzionamento restano ancora molto vaghi. Si parla di un totale di 60 Stati invitati (Svizzera inclusa), con la regola che chi intende partecipare per più di tre anni debba contribuire con un miliardo di dollari (oltre 790 milioni di franchi al cambio attuale) al bilancio dell'organizzazione. L'adesione è riservata esclusivamente a chi viene invitato personalmente da Trump quale presidente del Consiglio.
Un'alternativa alle Nazioni Unite - Al centro delle critiche ci sono innanzitutto alcune formulazioni della Carta dell'organizzazione, che possono essere lette come una possibile alternativa alla Carta delle Nazioni Unite. Il primo capitolo recita: «Il Consiglio per la Pace è un'organizzazione internazionale che promuove stabilità, il ripristino di governi affidabili e legittimi e la sicurezza della pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti».
Un ulteriore problema riguarda la concentrazione assoluta del potere nelle mani di Trump, che presiederà il Consiglio senza che il mandato sia vincolato alla durata della sua presidenza degli Stati Uniti. L'attuale inquilino della Casa Bianca, quindi, potrebbe restare alla guida a vita, se lo desidera. Le decisioni sarebbero inoltre soggette alla sua approvazione, conferendogli un controllo totale sull'agenda e sulle risoluzioni.
Oltre 20 hanno detto sì - Sono oltre venti al momento i Paesi che hanno accettato di entrare nel Consiglio per la Pace. Si tratta, oltre agli Stati Uniti, di Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Bielorussia, Egitto, Emirati arabi uniti, Giordania, Indonesia, Israele, Kazakistan, Kosovo, Kuwait, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Uzbekistan, Vietnam e Ungheria, unico Paese dell'Unione europea. Italia, Germania, Francia, Norvegia, Svezia, Slovenia e Regno Unito hanno invece respinto l'invito.
Cassis: «Dettagli ambigui» - Riguardo all'approccio della Svizzera, il consigliere federale Ignazio Cassis ha dichiarato questa mattina a Davos che restano ancora diversi dettagli ambigui. Solo una volta definiti questi aspetti, la Confederazione potrà esprimere una posizione su una possibile adesione. Quel che è certo, ha sottolineato il ministro degli esteri, è che la Svizzera lavora sempre per la pace.



