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CRANS MONTANA

I cellulari dei Moretti sequestrati dopo 8 giorni. L'esperto: «I messaggi possono essere decisivi»

Un esperto di informatica forense spiega cosa si può perdere sequestrando in ritardo i telefonini. E dice che i dati cellulari sono spesso più affidabili di una confessione.
AFP
I cellulari dei Moretti sequestrati dopo 8 giorni. L'esperto: «I messaggi possono essere decisivi»
Un esperto di informatica forense spiega cosa si può perdere sequestrando in ritardo i telefonini. E dice che i dati cellulari sono spesso più affidabili di una confessione.

CRANS MONTANA - Nel panorama delle indagini penali moderne, lo smartphone è spesso il testimone più importante. A sottolinearlo è Hannes Spichiger, 31 anni, esperto di informatica forense e docente alla Scuola universitaria professionale di Lucerna, che in passato ha lavorato per la Polizia cantonale di Neuchâtel analizzando i telefoni di persone sospettate di reato. In una lunga intervista apparsa oggi sul Tages Anzeiger, le sue parole gettano nuova luce sulle indagini legate alla tragedia di Crans-Montana, dove i telefoni cellulari dei gestori del bar Jacques e Jessica Moretti sono stati sequestrati solo otto giorni dopo l’incendio.

Un ritardo che ha suscitato perplessità nell’opinione pubblica e tra gli addetti ai lavori. «È assolutamente plausibile che un procedimento penale possa essere compromesso prima ancora di entrare nel vivo, se uno smartphone viene acquisito troppo tardi», ha spiegato Spichiger. In quei giorni, infatti, dati potenzialmente cruciali possono essere cancellati, modificati o possono andare persi.

Secondo l’esperto, nel caso specifico non sarebbero tanto i dati di localizzazione a rivestire un ruolo chiave, dato che la presenza dei Moretti al momento della tragedia è nota e non contestata. Piuttosto, l’attenzione degli investigatori dovrebbe concentrarsi su eventuali comunicazioni private. «La questione centrale è capire se i gestori fossero consapevoli del pericolo di incendio. Tracce di questa consapevolezza si trovano più facilmente nei messaggi personali, come SMS o chat», osserva Spichiger.

È vero che i messaggi possono essere cancellati, ma ciò non significa che spariscano definitivamente. Molti dati, infatti, non risiedono solo sul dispositivo, ma anche presso provider telefonici o servizi cloud, fuori dal controllo diretto dell’utente. Inoltre, eliminare informazioni in modo tale da non lasciare traccia è spesso più difficile di quanto si creda.

Per un informatico forense, i dati digitali sono persino più affidabili di una confessione. «Le confessioni sono notoriamente poco attendibili: possono essere parziali, strategiche o addirittura false. I dati, invece, permettono di verificare una versione dei fatti», spiega Spichiger. Le tracce digitali, però, non parlano da sole: devono essere interpretate nel loro contesto. Tra le informazioni più preziose raccolte dagli smartphone figurano i dati di movimento e di posizione, perché consentono di ricostruire con precisione la presenza fisica di una persona in un determinato luogo e momento. Una precisione temporale che altre prove tradizionali, come impronte o DNA, non possono offrire.

Infine, Spichiger mette in guardia da un’idea diffusa: lasciare volontariamente il telefono a casa per non lasciare tracce. «Paradossalmente, l’assenza dello smartphone può diventare essa stessa sospetta», avverte. In un’indagine, anche ciò che manca può trasformarsi in una domanda senza risposta, e quindi in un problema.


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