Keystone - foto d'archivio
SVIZZERA
09.02.2021 - 09:380

Quando il vaccino diventa (anche) una questione politica

Preparati russo e cinese automaticamente scartati? Per alcuni è stato un errore legato a battaglie geopolitiche

L'UFSP si difende: «Lo Sputnik non è attualmente sotto osservazione da parte di Swissmedic perché il produttore non ne ha presentato domanda».

Fonte 20Min/Daniel Graf e Daniel Waldmeier
elaborata da Jenny Covelli
Giornalista

BERNA - L'Ungheria prevede di iniziare a somministrare ai propri cittadini il vaccino anti Covid-19 cinese Sinopharm alla fine di febbraio. Il Paese si è smarcato dall'Ue diventando il primo ad approvare e ordinare sia Sinopharm sia il russo Sputnik V. Per il ministro degli Esteri, Peter Szijjarto, «il processo di approvazione e acquisto dei vaccini da parte dell'Europa è fallito». Dubbi che sono stati sollevati anche in Svizzera, nelle ultime ore.

Alain Berset ha detto che il preparato russo non è mai stato preso in considerazione nella strategia di vaccinazione del nostro paese. Ma dopo l'Ungheria, la Germania sembra aprirsi all'idea. E il cancelliere austriaco ha detto che se fossero stati approvati, non avrebbe avuto problemi a farsi iniettare il vaccino russo o quello cinese. «Qui si tratta di efficacia, sicurezza e rapida disponibilità, non si portano avanti battaglie geopolitiche», ha dichiarato alla Welt am Sonntag.

Sul dibattito si è espresso Manfred Kopf, immunologo presso il Politecnico di Zurigo (ETH) e membro della task force Covid-19 della Confederazione. «Il vaccino russo è stato erroneamente ignorato in Europa e in Svizzera», ha dichiarato a 20 Minuten. «Ciò è legato al fatto che fino a poco tempo fa non erano disponibili pubblicazioni sullo studio di efficacia e i ricercatori si sono di conseguenza mostrati scettici». Ma considerato che sia il preparato di AstraZeneca - di cui il Governo federale aveva riservato oltre 5 milioni di dose in ottobre - sia quello russo utilizzano gli adenovirus, «forse avrebbero dovuto ottenere le stesse possibilità».

Per Kopf risulta quindi chiaro che la Svizzera e l'UE non si sono fidati del governo russo: «Quando si tratta di approvvigionamento di vaccini, anche le considerazioni geopolitiche giocano un ruolo importante». Un'affermazione a cui risponde il professore di malattie infettive, Christoph Aebi, sulle pagine del Tages-Anzeiger: «La Svizzera, sulla questione vaccino, dovrebbe levarsi i "paraocchi" politici».

Ma l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) difende la sua strategia: il vaccino russo non è attualmente sotto osservazione da parte di Swissmedic perché il produttore non ne ha presentato domanda. L'UFSP, comunque, non rivela se siano in corso dei colloqui con Cina o Russia. «Per ragioni strategiche, non possiamo fornire dettagli sui negoziati in corso», spiega una portavoce. La priorità assoluta rimane fornire alla Svizzera vaccini SARS-CoV-2 sicuri ed efficaci, e il più rapidamente possibile. Il potenziale dei vaccini viene valutato in base a «vari criteri nel loro insieme», tra cui la capacità di produrne grandi quantità. Mentre non rientrerebbero nelle decisioni, almeno ufficialmente, criteri politici. «Siamo sulla buona strada. Abbiamo concluso contratti con diverse società nel mercato internazionale e siamo ben posizionati».

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