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03.12.2020 - 13:370
Aggiornamento : 14:07

Niente “pressioni estere”, stop a ulteriori restrizioni sulle piste

Il Consiglio nazionale adotta la dichiarazione contro «condizioni impraticabili»

L'appello si aggiunge alla lettera inviata ieri all'Esecutivo dalla Commissione della sicurezza sociale e la sanità del Nazionale e alla lettera dell'UDC

BERNA - «No a condizioni impraticabili per le stazioni sciistiche all'approssimarsi della stagione invernale che rischiano di mettere in ulteriore difficoltà le regioni di montagna, minacciandole nella loro stessa esistenza».

È la dichiarazione letta oggi al Consiglio nazionale, e adottata dal plenum per 100 voti a 80 e 9 astenuti nonostante l'opposizione della sinistra, dal consigliere nazionale Thomas Matter (UDC/ZH) a nome della maggioranza della Commissione dell'economia e dei tributi della Camera del popolo. Quest'ultima è preoccupata per le prescrizioni ancor più restrittive che il Governo potrebbe adottare per arginare la diffusione del coronavirus.

Per Matter non si capisce perché in certi cantoni come Zurigo siano valide determinare regole (vedi per i trasporti in comune) e che queste debbano essere inutilmente inasprite per le regioni sciistiche. «Le stazioni turistiche hanno già piani di protezione e non c'è bisogno di andare oltre».

Un parere condiviso anche da Fabio Regazzi (PPD/TI), secondo cui determinate restrizioni allo studio dell'esecutivo volte a ridurre l'affluenza di clienti sono inefficaci e inutili. «Non dobbiamo lasciarci condizionare dalle emozioni, ma dalla ragione, senza lasciarci influenzare dall'estero», ha spiegato il deputato ticinese, tra l'altro presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri. Ulteriori restrizioni sarebbero fatali per il settore turistico: il turismo invernale è di importanza sistemica per certe regioni, come anche per le persone che vi abitano.

L'appello pronunciato oggi in aula si aggiunge alla lettera inviata ieri all'Esecutivo dalla Commissione della sicurezza sociale e la sanità del Nazionale in cui si chiede che le capacità dei comprensori sciistici non siano limitate. Se sarà necessario adottare ulteriori misure, queste saranno di competenza dei cantoni e non della Confederazione, si legge. A detta di questa commissione, sia il settore della gastronomia che le stazioni sciistiche devono disporre di piani globali di protezione contro la pandemia di coronavirus che vanno rispettati scrupolosamente, ma determinate richieste dell'esecutivo sono inutili e controproducenti.

Sempre ieri pomeriggio, un'alleanza composta principalmente di politici dell'UDC, ha sostenuto in una lettera di essere preoccupata per le «migliaia di imprese colpite, la cui sopravvivenza dipende dalle entrate generate durante le poche settimane di vacanza invernale». In un incontro con i media, l'alleanza, di cui fa parte anche la presidente del PLR Petra Gössi, ha affermato di non capire «quale differenza ci sia tra un tram o un autobus al completo e una cabinovia al completo». Secondo questi parlamentari, nella maggior parte dei casi la permanenza in una cabinovia è molto più breve rispetto a quella in un tram o in un autobus. La responsabilità è delle imprese turistiche, che hanno il dovere di applicare «senza eccezioni e rigorosamente i dispositivi di protezione». Secondo i politici di destra, il Consiglio federale sta considerando di limitare le capacità sulle piste da sci «a causa delle pressioni estere».

Per il momento il Consiglio federale non prevede di chiudere i comprensori sciistici durante le feste. Tuttavia, si trova ad affrontare la pressione delle autorità dei paesi alpini vicini, che hanno tutti scelto, tranne l'Austria, di chiudere gli impianti di risalita. Il governo è in stretto contatto con quelli dei paesi limitrofi.

La risposta del Ps - Sempre oggi il Ps ha risposto con un contro-appello. In una lettera aperta i socialisti criticano severamente UDC, PLR e PPD, definendo «irresponsabile» e «assurdo quanto ipocrita» l'atteggiamento dei tre partiti. 

Il PS accusa le formazioni borghesi di presentarsi «in una messa in scena dubbia, come salvatori delle stazioni sciistiche», mentre i tassi di infezione e di mortalità stanno raggiungendo "livelli record". «La Svizzera è diventata un focolaio di pandemia proprio perché abbiamo anteposto il profitto alla salute», si legge nel comunicato.

Con le loro richieste, i partiti borghesi rischiano di «diventare i becchini delle stazioni», scrive il Partito socialista criticando la «politica del laissez-faire».

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