Keystone
BERNA
03.08.2020 - 22:160
Aggiornamento : 04.08.2020 - 08:47

Errore sui luoghi di contagio, ora c’è chi vuole vederci chiaro

La politica si fa domande. Il PLR: «Come è stato possibile?». Parla l'ex medico cantonale di Berna: «Uno sbaglio grave»

BERNA - Resta un mistero su come sia potuto succedere il clamoroso errore delll’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) in merito ai luoghi in cui ci si contagia di più. Ormai è cosa nota: venerdì l’UFSP aveva spiegato che i luoghi d'infezione erano club, bar, e discoteche.  Ieri invece il dietro front. «Ci siamo sbagliati» ha ammesso l'UFSP. Ci si contagia di più in famiglia.

L’errore è stato mal digerito da più parti, e ora la politica vuole vederci chiaro. Il PLR ad esempio ha twittato poche parole per dire che «è necessaria una spiegazione su come si è potuto verificare un errore simile e cosa si può fare affinché in futuro non succeda più. Qui si tratta di pianificare la sicurezza d'innumerevoli aziende, la cui esistenza è messa in pericolo di esistenza! # Covid19».

«I Cantoni sono bloccati se ottengono dati errati» - Nel dibattito si inserisce anche l’ex medico cantonale bernese Jan von Overbeck, che ha istituito il centro di test drive-in nel canton Berna durante la pandemia e che ha definito il tutto un «grave errore». «I Cantoni sono bloccati quando ricevono dati errati. La chiusura di club e bar sulla base di numeri errati ha gravi effetti economici. Ciò inoltre danneggia la credibilità delle misure di protezione. L’Ufficio federale della sanità pubblica non ne è uscito affatto bene». E aggiunge: «I campanelli d’allarme avrebbero dovuto suonare durante l'interpretazione dei dati. Una spiegazione potrebbe essere che l’UFSP per quanto riguarda la raccolta di dati elettronici è ferma al Medioevo. Ha sicuramente fatto progressi, ma ci sono ancora medici di medicina generale che inviano i loro dati via fax».

Di fronte a una pandemia, l’Ufficio federale deve comunicare in modo chiaro per rimanere credibile, afferma ancora il medico. «I messaggi semplici e chiari sono essenziali nella prevenzione.» L'errore è anche sfortunato perché nei negozi c'è già confusione nel requisito della maschera: «Ogni cantone cucina la propria zuppa. Il signor Berset dovrebbe ora fare un chiaro annuncio».

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