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02.05.2020 - 22:000
Aggiornamento : 03.05.2020 - 09:30

Lo sfogo di una docente: «Veniamo trattati come delle cavie»

La riapertura delle scuole il prossimo 11 maggio non fa discutere soltanto in Ticino, ma anche nel resto della Svizzera

Fonte 20 Minuten/Joel Probst
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

ZURIGO - Il prossimo 11 maggio nelle scuole elvetiche torna a suonare la campanella. Lo ha stabilito il Consiglio federale, nell'ambito della seconda tappa nel graduale ritorno alla normalità. E i cantoni hanno dato seguito a tale decisione, scaturendo accesi dibattiti tra favorevoli e contrari. Così in Ticino, ma anche nel resto della Svizzera.

Proprio in vista dell'imminente riapertura delle scuole, una docente argoviese che vuole restare anonima si è rivolta a 20 Minuten, dicendo di avere paura. «Mi chiedo se io debba semplicemente mettere in conto di restare contagiata». Infatti in Argovia, come pure nei cantoni di Basilea e Lucerna, si riparte immediatamente con l'orario regolare. Senza prevedere una suddivisione in gruppi delle classi.

Un solo provvedimento: la distanza - Nella scuola argoviese in cui insegna la docente, l'unica misura prevista è una sorta di “zona protetta” di due metri che gli allievi non possono violare. «È illusorio credere che sia possibile mantenere una distanza di due metri in un'aula scolastica piena».

Il prossimo 11 maggio la docente entrerà comunque in aula e darà il via alle lezioni. «Ma ho veramente paura. Non vorrei che per questa situazione i miei figli restino senza una madre». La donna ritiene, infatti, che in una classe al completo sia molto alto il rischio di contrarre il virus. «Si fa troppo poco per garantire la sicurezza. E noi docenti e allievi veniamo usati come cavie».

L'associazione dei docenti: «Non siamo contenti» - C'è preoccupazione anche da parte dell'associazione svizzera dei docenti LCH: «Non siamo per niente contenti» delle attuali condizioni quadro, afferma la presidente Dagmar Rösler, su richiesta di 20 Minuten. «Sebbene l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) dia delle indicazioni di base, molti aspetti sono poco chiari e danno molto margine di manovra ai cantoni. Non ha senso che non ci sia un'attuazione unitaria per tutta la Svizzera, nonostante il coronavirus sia un problema nazionale».

Secondo Rösler la riapertura delle scuole dovrebbe essere coordinata. «Ho l'impressione che si stia facendo qualcosa, per poi vedere cosa succede». Ma non crede che la mossa dell'UFSP sia stata intenzionale, piuttosto che abbia dovuto assecondare a una troppo grande pressione per la riapertura delle scuole.

La scuola è davvero sicura? - Rösler chiede pertanto delle indicazioni chiare, in quanto allo stato attuale vi sono delle differenze notevoli tra i vari cantoni. Ma non è certo «che a pieno regime la sicurezza di allievi e docenti possa essere garantita». Insomma, Rösler non è ancora convinta che la scuola possa essere un ambiente sicuro.

L'UFSP prevede comunque che i docenti debbano mantenere una distanza di due metri dagli allievi. «Ma siamo onesti, non è possibile applicare con coerenza una misura del genere. Resta da capire come si possa spiegare a distanza un esercizio di matematica a un allievo di prima elementare». Rösler spera quindi che, così come affermato dalle autorità sanitarie federali, i bambini non rappresentino un pericolo per i docenti e viceversa. «Ma capisco la preoccupazione di genitori e docenti» conclude.

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