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29.04.2020 - 08:380
Aggiornamento : 10:37

«Tenere i bambini a casa fa loro più male che bene»

Il Consiglio federale ha detto 11 maggio. L'ultima parola spetta al Governo, che sembra andare nella stessa direzione.

Bertoli: «Capisco le preoccupazioni e ci sarà comprensione. Ma togliere l'obbligatorietà modificherebbe il DNA della scuola».

BELLINZONA - La scuola non deve riaprire. Ne è convinto, tra gli altri, il presidente dell’Ordine dei medici Franco Denti. Eppure una data c’è, anzi due, e sono state fissate dal Consiglio federale: 11 maggio per le scuole obbligatorie, 8 giugno per medie superiori, professionali e universitarie. In Ticino il DECS è al lavoro per trovare la modalità più adeguata per garantire la sicurezza di docenti e studenti. Ma qualche genitore non ci sta.

Raccolta firme - Ansie e apprensioni delle famiglie sono molte e si riversano principalmente sui social. Così come quando ne veniva chiesta la chiusura, sono partite alcune petizioni online per “rinviare ogni apertura per questo anno scolastico”. Su change.org hanno firmato oltre 6’400 persone, su avazz.org più di 800. Manuele Bertoli, direttore del DECS, «da genitore e cittadino capisce le preoccupazioni, legittime e rispettabili». Ma, interpellato da Tio/20minuti, spiega anche che «il compito del Governo è fare una sintesi ponderata di tutte le esigenze che emergono e prendere una decisione che offra le migliori garanzie possibili, considerate circostanze e parere degli esperti, tutelando equamente e in modo proporzionato tutte le fasce della popolazione, anche rispetto al diritto di andare a scuola».

Deciderà il Governo - Ma in Ticino la situazione è sempre stata “straordinaria” rispetto al resto della Svizzera. Perché non decidere di non riaprire, nonostante le indicazioni di Berna? «Dal momento in cui decadrà il divieto federale di attività in presenza nelle scuole dell’obbligo, riprenderà forza giuridica il principio dell’obbligo scolastico - spiega Bertoli -. Per tenere chiuse le scuole, dovremmo avere dati epidemiologici sostanzialmente diversi in Ticino». Anche la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione vuole evitare “decisioni a macchia di leopardo”. «Da quanto sappiamo tutti i cantoni riapriranno in un modo o nell'altro e sarebbe inopportuno che in Ticino si facesse diversamente, anche se la vicinanza con l'Italia, dove si è presa una decisione diversa, non aiuta». L’ultima parola spetterà comunque al Consiglio di Stato.

L’obbligo rimane - Qualcuno è categorico: “Io i miei figli li terrò a casa”. La scuola, però, ripartirà con il consueto obbligo di presenza. «Per quanto riguarda le assenze varranno di principio le regole consuete, ma ci sarà certamente comprensione per chi è spaventato» assicura il direttore del DECS. Ieri Cantone e Comuni hanno raggiunto un compromesso: per la scuola dell'infanzia la frequenza sarà facoltativa, per prima e seconda elementare Comuni potranno richiedere una deroga all'obbligatorietà. Gli allievi con malattie pregresse saranno esentati dall’obbligo e chi presenta sintomi influenzali dovrà restare a casa. «La scuola dell'obbligo, come dice il nome, non è un servizio "à la carte" a disposizione di chi la desidera, ma un'istituzione - aggiunge -. Levare l'obbligatorietà di frequenza (salvo per i casi eccezionali) modifica il DNA della scuola. Non è giudizioso privare bambini e ragazzi del diritto, prima ancora che dell'obbligo, di andare a scuola assieme ai loro compagni, anche se parzialmente».

Recluderli è controproducente - Bertoli, in quanto genitore, si mostra comprensivo con le famiglie ticinesi. Ma, di fronte alla realtà, aggiunge: «Posso capire la preoccupazione di alcune mamme e papà, ma cullarsi nell'illusione protettiva che la soluzione sia barricarsi in casa fino a quando non vi sarà più alcun rischio è controproducente, perché il rischio zero non esiste e la situazione attuale potrebbe perdurare per molti molti mesi. Tenere i bambini reclusi in casa più a lungo dello strettamente necessario farebbe loro più male che bene».

Una scuola diversa - Il DECS, affinché i genitori possano mandare i figli a scuola in sicurezza, sta pensando ad alcuni modelli alternativi di insegnamento, che sono ancora in divenire. Si è accennato a metà della classe (mattina o pomeriggio) per volta, la gestione di entrata e uscita da scuola, niente mensa e magari neppure ricreazione. Oltre a sapone e disinfettanti. Una situazione provvisoria, fino al 19 giugno, che però non deve far pensare che tutto tornerà come prima. «È molto probabile che la scuola dovrà essere ripensata. Anche per questo è importante rientrare, con tutte le precauzioni del caso, appena possibile. Dobbiamo dare l'occasione ad allievi, docenti e genitori di imparare a convivere e crescere con una scuola un po' diversa da quella vissuta fino a carnevale, che potrebbe protrarsi per ancora parecchio tempo».

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