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Identità elettronica, i privati dividono gli animi

l progetto preliminare, posto in consultazione dal governo, si fonda sulla ripartizione dei compiti tra Stato e mercato
Keystone
Identità elettronica, i privati dividono gli animi
l progetto preliminare, posto in consultazione dal governo, si fonda sulla ripartizione dei compiti tra Stato e mercato
BERNA - La Svizzera deve dotarsi entro il 2019 di un sistema armonizzato di identità elettronica (e-ID). Gli ambienti consultati sono concordi sulla necessità di legiferare come proposto dal Consiglio federale, ma l'idea di affidare l'e...

BERNA - La Svizzera deve dotarsi entro il 2019 di un sistema armonizzato di identità elettronica (e-ID). Gli ambienti consultati sono concordi sulla necessità di legiferare come proposto dal Consiglio federale, ma l'idea di affidare l'emissione delle carte d'identità digitali a fornitori privati divide gli animi.

Per effettuare transazioni importanti su internet, i partner devono poter essere sicuri dell'identità del loro interlocutore. Attualmente ogni sistema propone un suo meccanismo di identificazione. Mezzi compatibili con tutti i sistemi permetterebbero transazioni e pratiche amministrative più efficaci.

Il progetto - Il progetto preliminare, posto in consultazione dal governo, si fonda sulla ripartizione dei compiti tra Stato e mercato e propone che un servizio federale di riconoscimento possa autorizzare fornitori idonei privati o pubblici a rilasciare i mezzi di identificazione elettronica. La Confederazione potrà riconoscere alcuni sistemi, come quelli attualmente in fase di sviluppo alla Posta, alle FFS o alla Swisscom.

Per il Partito socialista (PS) e i Verdi subappaltare totalmente a privati è troppo. Il Consiglio federale è quindi invitato a trovare una soluzione intermedia.

Secondo il PLR, al contrario, lo Stato deve limitarsi a fissare un quadro giuridico, come previsto nel progetto, in modo che l'economia e i cittadini possano approfittare delle possibilità offerte dalla digitalizzazione. Per i radicali i privati sono più idonei a sviluppare questo tipo di sistemi e gli esempi esteri hanno dimostrato che il monopolio statale è meno flessibile e più costoso.

L'UDC va ancora oltre: respinge il progetto e chiede che lo Stato non intervenga in nessun modo nell'emissione di identità digitali. Spetta al mercato determinate quale sistema sarà scelto, affermano i democentristi.

I Verdi liberali (PVL) invece sostengono il sistema a metà fra pubblico e privato proposto dal governo e sottolineano l'importanza delle Confederazione per quanto riguarda la sorveglianza.

«Verso il fallimento» - Il Partito Pirata, che spesso prende posizione su temi legati alla cybersicurezza, ritiene che il progetto sia «destinato al fallimento» ed esige che sia lo Stato l'unico abilitato ad emettere l'e-ID, come avviene per i documenti di identità. Il Consiglio federale sembra più interessato ai regali che può offrire alle grandi imprese e dimentica che un'identità è costituita da dati sensibili, la cui gestione non può essere affidata a imprese private, afferma il partito.

I membri di economiesuisse sono divisi quanto al ruolo dello Stato, come pure ICTswitzerland, l'associazione del settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

Per Swiss Fintech Innovations, associazione che promuove la digitalizzazione e l'innovazione nel settore finanziario, l'importante è la compatibilità dei vari sistemi, poco importa se vengono dallo Stato o da privati.

Economiesuisse ritiene che l'e-ID potrà imporsi solo se affidabile. La Confederazione non ha il monopolio della fiducia e i fallimenti o i successi registrati all'estero sono indipendenti dal fatto che la soluzione sia statale o privata. Bisogna dare alle imprese private la possibilità di entrare sul mercato dell'e-ID e se esiste un interesse, lo Stato deve intervenire in maniera sussidiaria.

Per la Federazione romanda dei consumatori e l'analoga associazione svizzerotedesca SKS, al contrario, l'identità numerica è un compito che deve essere assunto dallo Stato e non da imprese private. È l'unico modo per garantire la fiducia dei consumatori. Anche l'associazione dirittifondamentali.ch è molto critica su questo punto: l'identità elettronica deve essere usata anche in settori sensibili come il voto elettronico o la sanità, quindi non può essere affidata ad imprese private.

Privatim, l'associazione degli incaricati della protezione dei dati cantonali e comunali, sottolinea che alcuni tentativi di affidare l'emissione dell'identità a privati sono falliti. Esiste un problema di confidenzialità: il progetto di legge prevede di utilizzare il numero AVS che non deve finire in mano di aziende private, ricordano i Mister Dati.

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