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Ma un giocatore di hockey fa sei mesi di vacanza?

Ecco, a grandi linee, com'è impostata la lunga estate di un giocatore di hockey: «Mi è capitato di vedere qualche giocatore arrivare con la panzetta...»
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Ma un giocatore di hockey fa sei mesi di vacanza?
Ecco, a grandi linee, com'è impostata la lunga estate di un giocatore di hockey: «Mi è capitato di vedere qualche giocatore arrivare con la panzetta...»
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LUGANO - No, un giocatore di hockey non ha sei mesi di vacanza. Ma cosa fa nello specifico una volta che la stagione è terminata? Come funziona il lavoro estivo? Ci sono dei divieti? Delle raccomandazioni? Ci siamo fatti aiutare da Sébastien Reuille, uno che di sudore ne ha versato parecchio durante le lunghe ed estenuanti preparazioni atletiche.

«Ai miei tempi, se venivamo eliminati presto dai playoff ci allenavamo ancora per una o due settimane ed è per questo motivo che volevamo giocare il più a lungo possibile. In seguito, ad aprile, c'erano due o tre settimane di vacanza e di stacco completo. In questo lasso di tempo è comunque consigliato tenersi in allenamento, giocando a tennis o facendo qualche corsetta, soprattutto negli ultimi giorni prima della ripresa. Se ti rilassi per tre settimane complete, rischi di procurarti uno strappo muscolare alla ripresa. Proprio a inizio maggio inizia la preparazione estiva, nella quale ti alleni una o due volte al giorno a secco per cinque giorni su sette. Oggi forse è cambiato qualcosa poiché in Ticino ci sono delle piste che mantengono il ghiaccio tutto l'anno e ciò permette ai giocatori di andare in pista almeno una volta ogni tanto».

E questo periodo fino a quando dura?
«Fino a fine giugno; dopo si hanno altre due settimane di vacanza, durante le quali non ti alleni con la squadra. Tuttavia, in questo periodo devi comunque lavorare, perché appena rientri dalle vacanze c'è ancora una settimana a secco e poi i tanto temuti test fisici, che rivelano come ti sei allenato da maggio a fine luglio».

Dunque alla fine i giocatori di hockey hanno cinque settimane di vacanza?
«Sì, diciamo di sì. Poi chiaramente non so cosa succede in tutti i club della Svizzera. Le vere settimane di vacanza, se così possiamo definirle, sono però tre. Nelle altre due devi comunque lavorare per arrivare pronto al mese di agosto».

Ci sono dei divieti o delle cose che non si possono fare?
«Nei contratti che vengono firmati, ci sono degli sport che non si possono praticare, come ad esempio lo sci. A livello di alimentazione, invece, non vigeva alcun divieto né raccomandazione. Come in tutte le cose, è sempre una questione di buon senso: ognuno conosce il proprio corpo e si regola di conseguenza. Personalmente, se facevo due settimane senza fare niente, non arrivavo pronto e facevo molta fatica. Solitamente, l'obiettivo di un giocatore di hockey è quello di mantenere lo stesso peso in inverno e in estate».

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Qualche vizietto?
«Certamente, questo non lo nego. Come tutti, anche i giocatori di hockey durante il periodo estivo si concedono qualche aperitivo o grigliata in più. Senza la pressione delle partite, è fattibile lasciarsi andare a qualche vizio in più. L'approccio è naturalmente diverso, anche se, come detto prima, vige sempre la regola non scritta del buon senso».

Ti è capitato di vedere alcuni compagni arrivare ai test fisici completamente fuori forma?
«C'erano alcuni giocatori che non si allenavano con la squadra. Soprattutto gli stranieri, solitamente, arrivano a fine luglio direttamente per i test e per iniziare gli allenamenti sul ghiaccio. Ho visto tante cose, fra le quali alcuni tornare con la pancetta... Per loro, preparandosi all'estero, non c'era un gran controllo sul lavoro che svolgevano. Alcuni penso che preferissero il golf piuttosto che far fatica in palestra ogni giorno... (ride), speculando sul mese di agosto per rimettersi completamente in forma...».

Se non passavi i test fisici, cosa succedeva?
«Non c'erano sanzioni, ma dovevi comunque rimetterti in riga. Onestamente non ne ero un fan, anche se ti davano un indicatore importante sui progressi e sul tuo reale stato fisico. Alla fine conta il rendimento in inverno, anche se l'estate è fondamentale per mettere le basi per la stagione. Quando il tuo corpo "va", automaticamente sei anche più sereno sul ghiaccio. In passato, dopo i test fisici, ci recavamo con la squadra a Milano Marittima per fare un po' di team building e per integrare al meglio i nuovi giocatori in squadra. Ricordo davvero dei bei momenti: proprio recentemente ho riguardato le foto insieme a Julian Walker e ci siamo fatti ancora delle risate...».

È anche grazie al lavoro estivo che la carriera di Reuille è decollata...
«Esattamente e in tal senso vi racconto un aneddoto... Quando ero arrivato a Lugano nel 2004, non giocavo tantissimo, al punto che Larry Huras e l'allora ex preparatore atletico Tiziano Muzio mi avevano preso da parte dicendomi: "Se vuoi il posto fisso in squadra devi cominciare a lavorare molto di più e bene in estate". Tiziano mi aveva detto di fare i due allenamenti al giorno con la squadra più uno da solo con lui. Non avevo altra scelta... Se volevo rimanere a Lugano dovevo lavorare di più. Ho quindi cominciato a fare come dicevano loro mettendo su sette chili di massa e arrivando in formissima nella stagione 2005/06, quella del titolo... L'allenamento estivo è fondamentale per un giocatore di hockey. È noioso ma è vitale, sia per il fisico che per la mente... Più stai bene e più sei sereno!».

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