«L'accordo frontalieri prevale sul diritto interno»

Tassa sulla salute, l'UFIS interpella il DFAE. La risposta del presidente lombardo Fontana: «Siamo obbligati ad applicare la norma»
BERNA / MILANO - «L’Accordo frontalieri è un trattato internazionale tra due Stati, ratificato dai rispettivi Parlamenti nazionali e, in quanto tale, prevale sul diritto interno di rango inferiore».
A dirlo è il Dipartimento federale degli Affari esteri, sollecitato dall’Unione frontalieri italiani in Svizzera (UFIS). Il tema è la tanto contestata tassa sulla salute italiana destinata ai “vecchi frontalieri”. Il DFAE sottolinea inoltre come l’Accordo tra Italia e Svizzera si inserisca «nel quadro degli strumenti volti all’eliminazione della doppia imposizione e non persegua, per sua natura, altre finalità». L’Accordo frontalieri prevede inoltre meccanismi di concertazione tra le autorità competenti dei due Stati, destinati a chiarire eventuali questioni interpretative e applicative.
Una posizione definita dall’UFIS «chiara e netta». Sempre sullo stesso argomento, il presidente della Lombardia Attilio Fontana, sempre in risposta a una sollecitazione dell'UFIS, interviene rimarcando come, a suo dire, le regioni non abbiano possibilità di scelta: devono applicare la norma. «Si ritiene necessario precisare – scrive Fontana al presidente dell’UFIS, Cristian Bisa – che la disciplina introdotta dal legislatore statale non configura una facoltà di adesione o meno alla misura, bensì demanda alle Regioni la determinazione degli aspetti attuativi entro un quadro normativo vincolante».
Quindi, per Fontana, «l’Amministrazione regionale non dispone del potere di disapplicare la norma statale, ma è chiamata a darvi attuazione nei limiti e secondo le modalità da essa previste, esercitando gli spazi di autonomia che il legislatore ha espressamente riconosciuto, indipendentemente dalle determinazioni eventualmente assunte da altre Regioni».
Eventuali contestazioni, quindi, devono essere rivolte «al legislatore nazionale». È bene sottolineare come un’altra regione italiana, il Piemonte, abbia più volte dichiarato di non avere intenzione di applicare la tassa. Per l’UFIS, «le parole del presidente Fontana non contribuiscono a chiarire i numerosi dubbi sollevati, ma anzi alimentano l’incredulità dei lavoratori frontalieri e rendono ancora più difficile comprendere e giudicare una misura percepita come totalmente immotivata».



