Pieno: svizzeri in Italia e tedeschi in Svizzera

Distributori ticinesi in crisi: pompe sul confine deserte e in Italia è allerta per i primi razionamenti nelle forniture.
Distributori ticinesi in crisi: pompe sul confine deserte e in Italia è allerta per i primi razionamenti nelle forniture.
CHIASSO - Chi ci passa ogni mattina non può non averlo notato. Le vie dei distributori sulle fasce di confine, vere e proprie roccaforti del rifornimento che per decenni hanno prosperato grazie a italiani e frontalieri, appaiono ora come città fantasma del vecchio west. Alcune pompe sono persino chiuse, altre di un vuoto desolante.
La paura dei rappresentanti del settore - Il problema è serio, tanto da preoccupare anche il presidente dell'Associazione ticinese delle stazioni di servizio (Atss) Matteo Centonze. «C'è il rischio di un ulteriore calo della clientela», ha dichiarato negli scorsi giorni constatando la corsa dei ticinesi al pieno oltre confine, dove si arrivano a risparmiare anche 10 franchi su un pieno.
L'allarme era stato lanciato anche da Boris Martinoni, CEO di ECSA e portavoce delle stazioni di servizio, invitando la Confederazione a «intervenire».
Il problema dei tagli alle forniture - Questa corsa al pieno potrebbe però essere presto frenata dalle prime difficoltà nelle forniture di carburante. Era successo nel Comasco qualche settimana fa, e più di recente anche nel Varesotto. Dopo le feste di Pasqua - segnala VareseNews - sono infatti diversi gli automobilisti che hanno trovato stazioni di servizio a secco. Si fanno sentire, infatti, i problemi di approvvigionamento dovuti alla crisi in Medio Oriente.
Massimo Sassi, presidente territoriale della Federazione italiana Benzinai, segnala come già da diversi giorni le stazioni di servizio stiano cominciando a sperimentare gli effetti delle prime razionalizzazioni delle forniture, collegate al clima di incertezza dovuto alla crisi internazionale.
«Non sapendo quando riprenderà la distribuzione dei prodotti - spiega Sassi -, le compagnie temono di esaurire le scorte e di non poter più garantire le quote riservate allo Stato e ai servizi pubblici». L'austerity, insomma, è dietro l'angolo.
I tedeschi vengono in Svizzera - Situazione ribaltata nella svizzera tedesca. Se l'Italia ha risposto con tagli alle accise, la Ministra Federale per l'Economia e l'Energia, Katherina Reiche (CDU), ha basato il suo approccio su un'unica misura: le compagnie petrolifere possono aumentare i prezzi solo una volta al giorno. L'effetto sperato non si è concretizzato. Da allora, i prezzi del carburante hanno raggiunto quotidianamente nuovi massimi storici.
In Germania, la benzina costa ora molto di più che in Svizzera (fino a 30 centesimi). Risultato: un sempre maggior numero di tedeschi che valicano il confine per fare il pieno. «Il numero di clienti è raddoppiato, se non addirittura triplicato dall'inizio della guerra», conferma alla SRF Daniel Grossheutschi, responsabile acquisti di un distributore di carburante nella Svizzera orientale.




