Svendita della patria? Aromat non è un caso isolato

Cresce la protesta dopo la cessione agli USA: migliaia di firme per difendere l'identità svizzera.
ZURIGO - L’Aromat, considerato un simbolo nazionale svizzero, è passato sotto il controllo di un’azienda americana. La notizia ha suscitato reazioni forti: una petizione lanciata dall’imprenditore Michael Oehl chiede che il prodotto torni «alla Svizzera», raccogliendo in pochi giorni migliaia di firme, come riporta oggi la NZZ.
«Svendita della patria» - In un Paese senza una lingua o un poeta nazionale condivisi, prodotti come Rivella, Cervelat e Aromat hanno contribuito a costruire un’identità comune. Non sorprende quindi che il passaggio di proprietà venga percepito da alcuni come una perdita culturale. Oehl parla apertamente di «svendita della patria», dopo casi simili come Sigg e Toblerone. Tuttavia, questa reazione evidenzia anche una certa diffidenza verso il libero mercato che ha reso possibili questi marchi.
Le radici straniere - In realtà, Aromat è sì una creazione svizzera, ma con radici straniere. L’azienda Knorr nacque nel XIX secolo in Germania e solo in seguito si stabilì in Svizzera, dove sviluppò i suoi prodotti. Il condimento, inventato nel 1953 dal cuoco Walter Obrist, divenne rapidamente popolare. Anche la sua immagine fu adattata al contesto locale, con la figura pubblicitaria “Knorrli”, pensata per renderlo più vicino al pubblico svizzero.
Il successo di Aromat è legato al dopoguerra, quando la crescita economica e i ritmi di vita più veloci favorirono prodotti pratici. Il condimento rispondeva perfettamente a queste esigenze, contribuendo anche a uniformare gusti e abitudini alimentari.
Rinascita recente - Nel tempo, Aromat è diventato parte dell’immaginario collettivo, evocando ricordi d’infanzia e un senso di appartenenza. Tuttavia, oggi la sua presenza è meno centrale: nuove tendenze alimentari hanno cambiato i consumi. Recentemente, però, il marchio ha conosciuto una piccola rinascita, ad esempio con il lancio di patatine aromatizzate nate da iniziative di marketing e community online.
Oehl, però, chiede garanzie occupazionali, tutela della ricetta e persino la creazione di una "Aromat Schweiz AG" con azionariato popolare.
Quei marchi svizzeri che non sono più svizzeri - Aromat non è l'unico prodotto storico svizzero ad essere passato sotto il controllo di gruppi stranieri.
Sugus, nata nel 1931 grazie a Suchard, è stata acquisita da Kraft Foods nel 1990 e poi ceduta a Mars Wrigley. Anche Ovomaltine, inventata a Berna a fine Ottocento, è oggi di proprietà del gruppo britannico Associated British Foods, pur mantenendo parte della produzione in Svizzera.
Toblerone e Milka, marchi simbolo del cioccolato svizzero, appartengono ormai da decenni all’americana Mondelez. Per Toblerone, lo spostamento parziale della produzione all’estero ha persino comportato la perdita del marchio “svizzero” su alcune confezioni.
Anche Valser, acqua minerale dei Grigioni, è controllata da Coca-Cola, mentre Hero è passata ai tedeschi e ha progressivamente delocalizzato la produzione.
Fa eccezione Feldschlösschen: pur essendo della danese Carlsberg, continua a produrre birra in Svizzera.



