Abbandonate in montagna fino alla morte: l'inquietante fenomeno del divorzio alpino

Maya, Kersten e le alte. Donne abbandonate dai partner durante escursioni in montagna, spesso in situazioni di grave pericolo.
Un uomo ed una donna partono per una escursione: le cose sembrano procedere bene fino a quando la coppia inizia a discutere, lui le rimprovera di essere lenta e lei richiede un po' di aiuto. La situazione precipita poco dopo, quando l'uomo decide di lasciare indietro la compagna in condizioni poco sicure, e senza l'attrezzatura adatta per far fronte alla situazione contingente, costringendola a mettersi in salvo da sola, se ci riesce. Parliamo del 'divorzio alpino', ossia dei drammatici casi di cronaca in cui una donna ha perso la vita, o è stata messa in pericolo, dopo essere stata abbandonata dal compagno durante una escursione o un'attività sportiva in alta quota.
GettyUn romanzo che ha ispirato storie reali - Nonostante questo fenomeno sia diventato tema di numerose discussioni sui social media, è tutt'altro che nuovo, basti pensare che nel 1893 lo scrittore anglo-canadese Robert Barr scrisse un racconto, intitolato proprio 'Alpine divorce', nel quale raccontava di una coppia di coniugi che decide di partire per le Alpi svizzere dove l'uomo progetta di spingere la moglie da un dirupo. Nel finale, la donna rivelava all'uomo di averlo incastrato per omicidio, avendo già confidato agli amici di famiglia in Inghilterra il suo piano per ucciderla, prima di saltare dalla cima del monte di propria volontà.
Quello che per lo scrittore era un artificio letterario per conferire al proprio libro una svolta noir, si è materializzato, ai nostri giorni, in un numero crescente di donne che si sono proclamate vittime di una tale forma di 'divorzio' da parte del proprio compagno, come la ragazza che in lacrime in un video su TikTok ha raccontato di essere stata abbandonata dal partner su di una formazione rocciosa. Un'altra donna ha detto di essere andata in montagna “e lui ti lascia lì da sola e capisci che non gli sei mai piaciuta”, mentre un'altra ha detto di essersi persa in un bosco dopo che un uomo l'ha lasciata indietro e “ di aver immediatamente bloccato il suo numero una volta tornata a casa”.
InstagramMaya SilverMaya, abbandonata sotto il sole cocente del Colorado - Le vittime di questo fenomeno, raccontano esperienze molto simili, pur vivendo in Paesi diversi, nelle quali sono state messe in serio pericolo durante un trekking o una arrampicata in montagna, e lasciate completamente sole con il rischio concreto di non riuscire più a tornare a casa incolumi. Ha suscitato molto sconcerto la vicenda della climber Maya Silver che, rimasta indietro sotto il sole cocente nell'Unaweep Canyon, in Colorado, si è vista abbandonare dal compagno senza acqua sufficiente e in una zona popolata da animali pericolosi. Sul Guardian viene anche raccontata la vicenda della trentottenne Mj che, in compagnia di un ragazzo che aveva iniziato a frequentare da poco, aveva deciso di esplorare il Parco nazionale di Zion, nello stato americano dello Utah. Arrivati insieme in cima alla montagna Angels Landing, l'uomo aveva poi iniziato la discesa in compagnia di una donna conosciuta lungo la strada, lasciando Mj completamente da sola.
La tragica storia di Kerstin - Non sempre però la persona abbandonata in quota riesce a salvarsi, e la cronaca recente ci ha consegnato anche una storia dal finale funesto. Il 18 gennaio dello scorso anno, il trentasettenne Thomas Plamberger e la sua compagna Kerstin Gurtner di trentatré anni decisero di scalare il Großglockner, la cima più alta dell'Austria, che con i suoi 3.798 metri di altitudine necessita di una perizia e preparazione atletica elevata. I due escursionisti iniziarono l'ascesa con due ore di ritardo rispetto agli orari consigliati, e le difficoltà incontrate dalla Gurtner nel tenere il passo del compagno esplosero in tutta la loro drammaticità quando, intorno alle 22.50, la donna si accasciò stremata perla stanchezza in un luogo in cui la temperatura esterna era di -8° ma che, a causa delle forti raffiche di vento che soffiavano implacabili, era precipita a -20°. Plamberger rimase per un po' di tempo accanto alla compagna, fino a quando decise di avviarsi a piedi verso un rifugio in cerca di aiuto, senza però spostarla in un luogo più riparato o avvolgerla nelle coperte termiche e nel sacco a pelo che pure la Gurtner aveva nel suo zaino. Alle 7 del mattino seguente, un elicottero del soccorso alpino tentò di trarre in salvo la donna ma dovette rinunciare, nonostante i numerosi tentativi, a causa del maltempo, e Kerstin Gurtner venne quindi ritrovata morta per ipotermia solo alcune ore dopo dai soccorritori giunti a piedi nel luogo in cui era stata abbandonata. Nel febbraio scorso, il Tribunale regionale di Innsbruck ha condannato l'uomo per omicidio colposo aggravato, con una pena sospesa di cinque mesi ed una multa di 9.600 euro. Secondo il giudice Norbert Hofer, lui stesso esperto alpinista, “le abilità di Kerstin erano galassie lontane dalle sue. Lei non aveva esperienza invernale in alta quota. Avrebbe dovuto tornare indietro e capire le condizioni in cui si trovava”. Per il Tribunale austriaco Plamberger avrebbe agito con “grave negligenza”, valutando in maniera errata le condizioni meteo, e decidendo di partire con circa due ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia consigliata.
FacebookKerstin GurtnerDurante il processo, l'uomo non è comunque riuscito a spiegare il motivo per il quale abbia adottato dei comportamenti tanto errati, basti pensare che dopo aver allertato i soccorsi poco dopo la mezzanotte, quando già le condizioni fisiche della sua compagna apparivano ormai compromesse, Plamberger aveva messo il proprio cellulare in modalità silenziosa ricontattando il soccorso alpino solo diverse ore dopo. Durante il processo, la ex compagna dello scalatore avrebbe testimoniato di essere stata anche lei abbandonata sul Großglockner nel 2023 dopo che era scoppiata una discussione tra di loro durante la scalata. “Ero sola, nel buio, e la mia frontale si era scaricata. Ho urlato, ero completamente disorientata” ha raccontato la donna tra lo stupore dei presenti. Entrambi le parti in causa, comunque, hanno deciso di proporre appello: l'uomo per rimarcare la propria innocenza e il pubblico ministero per modificare una pena ritenuta troppo lieve.
Misoginia e romanticizzazione - Alla base del fenomeno del divorzio alpino vi sarebbe, secondo il Guardian, un misto di misoginia e romanticizzazione della natura selvaggia che, secondo Doriel Jacov, terapeuta a New York specializzata in modelli di relazioni, “pone molta enfasi sulla forza, l'indipendenza e lo stoicismo facente parte del modo in cui ai maschi viene insegnato di comportarsi. La mascolinità sembra svolgere un ruolo in cui il divorzio alpino viene messo in atto nella vita reale”. Per la dottoressa Jacov, l'abbandonare una persona in condizioni altamente pericolose “è chiaramente una dinamica abusante, specialmente se l'uomo è consapevole in una certa misura di ciò che sta facendo”. Nella maggior parte dei casi, coloro che mettono in atto un tale tipo di comportamento non hanno l'intenzione di nuocere alla propria partner o compagna di escursione, ma l'imperizia o la falsa percezione di poter gestire la situazione al meglio mettono comunque in serio pericolo quest'ultima che, in molti casi, come raccontato sui social media, deve fare affidamento sull'aiuto di terze persone. Molto esperte escursioniste che si sono espresse in merito hanno paragonato il fenomeno al #MeeToo o al ghosting, ossia quella pratica che consiste nell'interrompere all'improvviso i contatti con una persona con la quale si è in contatto sui social. Come scritto sul Post, per la direttrice della rivista 'Climbing' Maya Silver, la cui vicenda è stata precedentemente raccontata, vi sono sostanzialmente due modi di porre in essere divorzio alpino: uno, di carattere eccezionale, nel quale “qualcuno porta la propria compagna in montagna con l'intento deliberato di provocarne la morte 'accidentale' come nel romanzo di Barr”, mentre è molto più probabile che la situazione di pericolo sia determinata dagli errori o dall'ignoranza dell'escursionista.
ImagoNon andate in montagna, se lui vi ha già svilite precedentemente - Nell'esperienza di molte donne abbandonate in montagna, la condotta posta in essere dal partner è stata spesso una prima avvisaglia di abusi fisici ed emotivi futuri, così come in altri casi la donna ha potuto raccontare che l'uomo aveva già avuto nei suoi confronti un atteggiamento svilente. Rimane poi da considerare il fatto che l'attività sportiva all'aria aperta, che sia trekking o arrampicata sportiva, richiede una certa preparazione fisica e la conoscenza dei luoghi nei quali si vuole andare, oltre la capacità di valutare una serie di ulteriori fattori quali le condizioni meteo, la fauna presente nel luogo di interesse e gli imprevisti che si potrebbero dover affrontare. In questi ultimi anni, sempre più persone decidono di dedicarsi ad attività in alta quota senza però considerare tutti i fattori predetti, motivo per i quali gli incidenti gravi, come nei recenti casi di divorzio alpino condivisi sui social, sono diventati molto più frequenti. Il consiglio degli esperti è comunque quello di condividere l'organizzazione dell'attività che ci si propone di compiere, tenendo conto di tutti i fattori di rischio e valutando, in maniera realistica, le condizioni fisiche di tutti i partecipanti, senza voler trasformare forzatamente una salutare esperienza all'aria aperta in una prestazione sportiva spinta all'eccesso.
Appendice 1
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