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EURO 2021
02.06.2021 - 15:400
Aggiornamento : 03.06.2021 - 14:25

«Non è un bel momento per andare in vacanza a... Manchester: io mi preparerei un "piano B"»

Tatticismi e poca flessibilità, così le favorite finiscono per soccombere: esattamente come successo a United e City.

LUGANO - Jean-Pierre "Gerry" Gerosa - che nella sua carriera vanta un'esperienza quasi ventennale in qualità di coach-analista delle squadre avversarie - ha messo sotto la lente le due finali di calcio recentemente andate agli archivi (CL & EL), in relazione ai prossimi Europei.

RIcordiamo che il 54enne ha collaborato con numerose squadre: Red Bull Salisburgo e nazionale irlandese con Trapattoni, poi Basilea con Fink, Vogel, Yakin, Paulo Sousa e Fischer, in seguito Spartak Mosca e AEK Atene con Carrera; infine nella U21 svizzera con Lustrinelli.

«In archivio il calcio europeo di club, abbiamo assistito a un aperitivo di calcio Nazionale in attesa di Euro 2020, che ci porterà verosimilmente di nuovo negli stadi e, forse, anche un po’ di spensieratezza. Il calcio è sempre il calcio, nel bene e nel male, nelle vittorie e nelle sconfitte. L'importante sarà essere uniti nel male delle sconfitte e gioire tutti assieme nel bene delle vittorie. In questi ultimi due anni abbiamo tutti conosciuto delle difficoltà e ora stiamo gioendo del vaccino», sono state le prime parole di Gerosa.

Ma che Europei saranno?
«Senza più filosofeggiare, ritengo che si possa dire che lo specchio del campionato europeo, o meglio quello che gli si avvicina di più, sono sicuramente la Champions e l'Europa League. Senza addentrarci nel lungo cammino di queste competizioni, vorrei solamente fare alcune considerazioni sulle due finali appena giocate. Ci sono arrivate tre squadre inglesi e una spagnola: qui si potrebbe aprire un enorme dibattito, ma le mie riflessioni mi portano sostanzialmente a delle domande. Contro ogni pronostico hanno vinto gli outsiders. È stato un caso? È finita l’era barcelloniana del Tiki taka? E poi ancora: avere il possesso palla è un bene oppure un male nel calcio di oggi? È meglio concentrarsi allora su una buona difesa e ripartire invece che cercare di costruire il gioco dalla difesa e farsi trovare scoperti?».

Andiamo con ordine.
«Il Villareal ha vinto l’Europa League sovvertendo i pronostici ai calci di rigori. Il Manchester United, padrone del campo e del possesso palla, era chiaramente favorito. Entrambe le squadre si sono schierate con la difesa a quattro (e secondo me la vera differenza fra tutti i moduli di gioco è schierarsi con la difesa a tre o a quattro giocatori), anche se per la maggior parte della partita il “sottomarino giallo” ha portato sei giocatori sulla linea difensiva, con un atipico ma efficace 6-2-2. I Red Devils? Corsa, grinta ma poche idee e pur avendo una panchina di ottimo livello, non sono riusciti a far valere la propria supremazia, perché?».

L'altra coppa?
«Il Chelsea ha vinto ma la squadra - che ha cambiato l’allenatore nel corso del campionato - non era sicuramente la favorita contro il City di Pep Guardiola campione di Premier, dal quale ha incassato un distacco di 19 punti campionato. Il City è stato padrone del campo e del possesso palla con il solito 4-3-3 e con De Bruyne “falso nueve”. Con la loro difesa a tre (o a cinque), i londinesi sono però stati bravi a occupare difensivamente tutti gli spazi creati dai giocatori rivali, con movimenti coordinati - tipicamente scuola Guardiola - e ripartenze efficaci con imbucate centrali. Su una di queste verticalizzazioni è arrivato il gol partita. Ogni minimo errore si paga, soprattutto in una finale di Champions, ma francamente la marcatura al “contrario” del terzino del City è stata da “quinta lega”. Quello che mi ha sorpreso è stato che, dopo l’infortunio di De Bruyne e l’inserimento di Jesus, il Manchester non ha cambiato la propria strategia tattica. C'è poi stato l'innesto di Aguero al 77' (sceso in campo per motivi tattici oppure per “dovere morale” vista la sua ultima gara in Inghilterra), con il quale Guardiola ha forse cercato di cambiare qualcosa, visto che la sua posizione in campo non era proprio da punta centrale». 

Serviva altro?
«Tutte le squadre sono colme di analisti, che studiano minuziosamente gli avversari, con schemi tattici, che comprendono movimenti sui calci d’angolo, punizioni e addirittura le rimesse laterali. Ora mi chiedo: perché City e United non hanno studiato un piano B? Se giocare con il “falso nueve” non dà gli effetti sperati, perché non provare a schierare con un “vero nueve”? Quando Jesus è entrato in campo ha giocato più in fascia che al centro dell’area di rigore e, come detto, Aguero agiva più da centrocampista che da prima punta. Lo United cercava invece di giocare spesso sulle fasce per poi crossare, con il Villarreal schierato a “muro” sul limite dell’area di rigore. Perché non provare a iniziare la costruzione da dietro e cercare di “tirar fuori” gli avversari?».

Forza dell'abitudine?
«Se una strategia tattica non funziona bisogna provare un’altra soluzione; ogni allenatore dovrebbe avere un “piano B”. Ho visto diverse partite quest’anno sia per lavoro che per divertimento, ma cambiare sistema di gioco l’ho visto fare a pochissime squadre. Una di queste è l'Union Berlino di Urs Fischer, che ha portato i tedeschi per la prima volta nella loro storia a giocare in Europa, nella nuova Conference League. Il mister ha giocato a dipendenza dei giocatori a disposizione e dell’avversario, con una difesa a tre o a quattro. Ha fatto da precursore di un calcio moderno? Mi auguro che la nostra Nazionale possa dimostrarci, in caso di necessità, di avere anche lei un "piano B". Diciamo così per concludere con una battuta: non è un bel momento per andare in vacanza a... Manchester: io mi preparerei un "piano B"».

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