Xhaka, croce e delizia

Il capitano della nostra Nazionale contraddice spesso l’allenatore Murat Yakin e critica i suoi compagni di squadra. Un esperto di leadership ha spiegato quali effetti possono avere tali comportamenti
Il capitano della nostra Nazionale contraddice spesso l’allenatore Murat Yakin e critica i suoi compagni di squadra. Un esperto di leadership ha spiegato quali effetti possono avere tali comportamenti
CRITICA VERSO L’ALTO - Granit Xhaka è oggi più che mai al centro delle polemiche. Il capitano della Svizzera si è espresso più volte in pubblico sui problemi che circondano la Nazionale. Dopo prestazioni deludenti, ha criticato apertamente il rendimento della squadra. Allo stesso tempo, negli ultimi anni si è spesso schierato a favore del commissario tecnico Murat Yakin.
Dopo la prova opaca contro il Qatar, Blick ha sollevato alcuni interrogativi: Xhaka è diventato troppo influente all’interno del gruppo? Le sue critiche pubbliche a compagni e ambiente sono utili o rischiano di essere tossiche? E la sua influenza ha ormai superato quella dell’allenatore?
20 Minuten ha girato queste domande all’esperto di leadership Wolfgang Jenewein: un membro del management può criticare pubblicamente il proprio capo? Jenewein è economista aziendale e mental coach tedesco-austriaco, nonché professore di leadership all’Università di San Gallo.
«La critica pubblica può essere una sorta di richiesta d’aiuto»
Per Jenewein, il caso Xhaka si presta a due possibili interpretazioni. La prima, più benevola: un giocatore di spicco si assume la responsabilità perché vuole cambiare qualcosa. «Xhaka, grazie alla sua esperienza e reputazione, ha il diritto di portare ulteriori elementi. Questo può diventare una leva per lo sviluppo», afferma l’esperto.
A volte un leader deve esporsi, anche in modo non convenzionale. «Può essere anche una sorta di richiesta d’aiuto», spiega Jenewein. «Per esempio, quando le critiche interne non vengono ascoltate».
Rischio di «overdrive»
L’interpretazione più critica è che Xhaka stia esagerando nel suo ruolo di leader. «È un leader al Sunderland, lo è anche in nazionale. Ovunque viene percepito come una figura di riferimento», osserva Jenewein.
Da qui può nascere un «overdrive»: una qualità spinta all’eccesso fino a trasformarsi in debolezza. «Forse ha sbagliato nei toni o nel canale scelto. Ma questo è diverso dalla mancanza di impegno».
La critica è permessa – ma non gli attacchi personali
In linea di principio, Jenewein non considera la critica dannosa. Al contrario: in presenza di fiducia e sicurezza psicologica, il dissenso può diventare un motore di crescita. Fa riferimento al principio del «Good Fight Club»: i team devono confrontarsi in modo aperto e costruttivo, invece di evitare i conflitti per semplice cortesia.
«L’assenza di conflitti non significa armonia, ma spesso apatia»
Decisivo è però il modo in cui si critica. «Se la critica diventa personale e pubblica, si supera il limite». Sul caso Xhaka, Jenewein è netto: «Il suo approccio è discutibile». Tuttavia, lo considera anche un esempio utile: «Le cose non funzionano e un collaboratore di spicco si assume la responsabilità».
La tattica di Xhaka funzionerebbe in un’azienda?
Secondo Jenewein, nello sport i conflitti pubblici sono più visibili e fanno parte del sistema. Giocatori e allenatori sono costantemente sotto i riflettori. In un’azienda, invece, un comportamento simile sarebbe molto più insolito.
«In azienda sarebbe una rottura totale dello stile. Non è consueto», spiega. Un membro del management che critica pubblicamente il proprio capo entrerebbe rapidamente in contrasto con l’organizzazione. Nel caso Xhaka, conclude: «Da un punto di vista esterno, è una mossa piuttosto rischiosa».
«Non ho bisogno di yes-men»
All’interno, però, il discorso cambia: parole chiare sono incoraggiate, purché rispettose e orientate all’obiettivo comune. Secondo Jenewein, nelle aziende è fondamentale mantenere unità verso l’esterno. Il principio deve essere autenticità e coerenza. «La critica va prima condivisa e discussa internamente, prima di essere portata all’esterno», conclude.




