Shaqiri, flop storico: «Un errore clamoroso»

Quella volta che… «Non fu colpa di Xherdan, fu colpa dell’Inter»
Arno Rossini: «È facile gettare la croce addosso a qualcuno…».
Quella volta che… «Non fu colpa di Xherdan, fu colpa dell’Inter»
Arno Rossini: «È facile gettare la croce addosso a qualcuno…».
BASILEA - In carriera, guardando solo ai campionati, ha messo insieme 94 reti in 422 partite. Poi ha giocato Champions League, Europa League e un’altra manciata di Supercoppe. E la Nazionale? I gol sono stati 32, le presenze 125. Un giocatore con tali numeri non può essere considerato solo normale. Xherdan Shaqiri, il proprietario di tali cifre, non può essere bollato come nella media. Questo tenendo pure conto del fatto che, a casa, il 34enne basilese si è costruito una stanza dei trofei mica male: due Champions League, due Supercoppe europee, due Mondiali per club, sette titoli nazionali… Tutto ciò stride con il racconto che del folletto nativo di Gjilan ha fatto la Gazzetta dello Sport la quale, parlando di mercato invernale, l’ha definito uno dei più grandi “flop” della storia del campionato.
«Ne parla così perché in pochi mesi di Serie A, da gennaio a giugno 2015, non ha fatto bene - è intervenuto Arno Rossini - è però gravemente scorretto analizzare in questo modo quanto accadde. Xherdan non lasciò il segno in nerazzurro? È vero. Ma in che squadra capitò?».
Il club di Erick Thohir, con Roberto Mancini (che aveva preso il posto di Walter Mazzarri) come allenatore…
«Un’Inter in difficoltà, poco strutturata, con le idee confuse. Sfido io che non riuscì a fare bene. Chi può farcela in un contesto del genere? I calciatori riescono a rendere al massimo quando inseriti in un gruppo dove i ruoli e le idee sono chiari. E, in più, necessitano di tempo, soprattutto quando cambiano paese. In quel caso, invece, Shaqiri fu preso da una società esemplare (il Bayern Monaco) e finì in una che stava vivendo un momento non certo brillante della sua storia. Chiaro che non sia andata bene. Colpa di Xherdan? No, è scorretto definirlo bidone. Colpa dei nerazzurri, piuttosto».
Quell’operazione di mercato fu più fallimentare per il club o per il calciatore?
«Per entrambi. L’Inter spese 18 milioni per assicurarsi un ragazzo dalle evidenti qualità ma che non mise quasi mai in condizione di dare il massimo. Shaqiri invece perse un po’ del credito che aveva guadagnato al Bayern. Tanto è vero che quando lasciò Milano, sei mesi dopo essere arrivato, non trovò la fila di top club alla porta. Dovette andare allo Stoke City».
Dove fece bene.
«Esatto, per quello che dicevamo prima. Si ritrovò in una società non di prima fascia ma molto solida. E lì, una volta conosciuta a fondo la Premier League, poté pian piano ricostruire la sua carriera. Fece tre stagioni importanti, sempre in crescita, e così guadagnò la chiamata del Liverpool. È facile gettare la croce addosso a qualcuno; per quel che riguarda Shaqiri, però, i media italiani hanno sbagliato clamorosamente. Non era così male come l’hanno dipinto».









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