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LUGANO

Laura Barriales: «Inter e Napoli favorite, Allegri il mio preferito»

La showgirl, da sempre appassionata di calcio, ha parlato di... pallone (ma non solo): «Lo stadio ha sempre il suo fascino. Le partite da casa? Troppe distrazioni...»
Imago/LB
Laura Barriales: «Inter e Napoli favorite, Allegri il mio preferito»
La showgirl, da sempre appassionata di calcio, ha parlato di... pallone (ma non solo): «Lo stadio ha sempre il suo fascino. Le partite da casa? Troppe distrazioni...»
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LUGANO - Da Léon, città spagnola in cui nacque il 18 settembre 1982, a Lugano passando per l'Italia. Sin da bambina Laura Barriales ha sempre avuto una passione smisurata per il calcio, tanto che - in carriera - ha fatto la madrina di tantissimi programmi legati al mondo del pallone. Facendosi apprezzare per simpatia, competenza e anche quel pizzico di ironia che quando si parla di sport non guasta mai. Con la Serie A al giro di boa, le abbiamo chiesto di fare le carte al campionato italiano, sempre molto apprezzato e seguito anche in Ticino.

Laura, innanzitutto raccontaci com'è nata la tua passione per il calcio...
«Il rapporto con il calcio nasce sin da quando ero bambina e vivevo ancora in Spagna: mio padre e mio fratello sono tifosi del Real Madrid e mi hanno trasmesso la loro passione; spesso andavamo allo stadio insieme a vedere le partite. In Italia invece, mentre stavo effettuando una sfilata, nel parterre c'era Simona Ventura, che ai tempi conduceva su Raidue "Quelli che il calcio" e stava cercando una spagnola, per una rubrica specifica sulla Liga. Da quel programma ne sono seguiti molti altri legati al calcio: Controcampo, Notti Mondiali, Madrina della Juventus e volto di JTV, oltre che conduttrice dei format in tre lingue della Lega Serie A e di Tikitaka. Infine, da quando mi sono trasferita in Svizzera, ho sempre partecipato come ospite fissa a tutte le edizioni di Europei e Mondiali per la RSI».

Quest’anno, in Italia, stiamo assistendo a un bellissimo campionato. Chi vincerà alla fine?
«In Serie A quest'anno il campionato è molto combattuto, anche se è appena iniziato il girone di ritorno: Inter e Napoli sono le favorite, nonostante i partenopei stiano subendo tantissimi infortuni. Il Milan di Allegri può essere il terzo incomodo, ma se dovessi scegliere, probabilmente la squadra con maggiori possibilità è l'Inter».

Credi che il fatto che Juve, Inter e Napoli giochino la Champions, possa favorire il Milan nella corsa allo scudetto?
«Se guardiamo le statistiche, in pochissimi casi chi non ha gli impegni nelle coppe europee ha poi vinto il campionato. È successo al Napoli lo scorso anno. La stessa Juve di Allegri per anni ha vinto scudetti, Coppa Italia, arrivando anche due volte in finale di Champions League. Motivo per cui, per quanto mi riguarda, non giocare le Coppe non rappresenta un vantaggio. Anzi, per le squadre ben strutturate, arrivare alla fine di tutte le competizioni rappresenta un plus: mantengono sempre alta la concentrazione e hanno la possibilità di dare minutaggio a tutti i giocatori della rosa, in modo che quando vengono chiamati in causa sono tutti, più o meno, allo stesso livello fisico».

Quanto è bello il Como di Fabregas? Ti è già capitato di parlare con Fabregas? Che tipo è?
«Il Como in due anni è già diventato una bella realtà e quest'anno avrà la possibilità di giocarsi fino all'ultimo un posto nelle Coppe Europee, anche se non credo sia ancora pronto per lottare per un posto in Champions League. Del Como è bello proprio il progetto, legato al calcio, ma anche come sviluppo della città e del territorio. Del resto, la proprietà è una delle più solide di tutto il panorama europeo. Ho avuto modo di conoscere Fabregas e, nonostante la carriera di successo da calciatore, l’ho trovato una persona molto semplice, umile e disponibile. Si merita tutto quello che sta ottenendo anche come allenatore».

A proposito di allenatori. Qual è il tuo preferito in Serie A? E perché?
«Ti direi Massimiliano Allegri che conosco personalmente e del quale ho ammirato il suo lavoro nell'anno in cui ho collaborato con la Juventus. Lui ha le sue idee e va avanti per la sua strada... Classico toscano/livornese, che sono persone sempre molto simpatiche. Ha dimostrato con i fatti di essere un vincente».

Qual è, invece, secondo te, il giocatore più forte in Serie A?
«Allo stato attuale dico tre nomi: McTominay del Napoli, Lautaro Martinez dell'Inter, ma in prospettiva senza ombra di dubbio Kenan Yildiz. Quest'ultimo sta dimostrando che a soli 19 anni indossare la maglia numero 10 della Juventus non è così pesante come lo sarebbe per altri giocatori. Classe pura, intelligenza tecnica e splendida persona con valori importanti fuori dal campo: ha personalità da vendere pur essendo molto semplice e umile. Avrà un grande sviluppo anche a livello di immagine, punto da non sottovalutare nel calcio moderno sia per lui che per la società».

Tio/Davide Giordano

Ti capita di guardare una partita intera, o il calcio di oggi annoia?
«Dipende sempre dalle partite: lo stadio ha sempre il suo fascino, in TV invece secondo me con gli smartphone ci sono molte più distrazioni e questo ha penalizzato la visione delle partite da casa. Anche perché a livello di diritti il "prodotto calcio" relativo alla diretta delle partite andrebbe maggiormente valorizzato, anche per le nuove generazioni».

È più bella la tua Liga o la Serie A?
«Sono per mentalità due campionati differenti: negli ultimi anni a mio parere la Liga ha perso un po' di appeal, perché l'hanno perso le loro due squadre più importanti, Barcellona e Real Madrid. Per contro, la Serie A è un campionato più tattico e forse anche più equilibrato, anche le squadre in lotta per la salvezza non mollano mai ed è sempre difficile giocare anche contro di loro».

Andrai a vedere il Lugano nel nuovo stadio?
«Non ho ancora avuto modo di andare a visitare il nuovo stadio del Lugano, oltretutto realizzato da un mio caro amico di famiglia. A questo punto aspetto che mi chiamino per condurre qualche evento legato alla squadra. Accetterei molto volentieri…».

Raccontaci un simpatico aneddoto legato al calcio, magari del passato quando ti capitava di lavorare a stretto contatto con giocatori e allenatori…
«Sicuramente uno dei più divertenti è capitato mentre lavoravo con la Juventus: all'Allianz Stadium - che è uno stadio molto moderno - durante le partite in casa conducevo il pre-match da bordo campo. Per muoversi c'erano ascensori super moderni... In una partita di Champions con il Borussia Dortmund, avevo fatto credere ai giornalisti tedeschi che per andare al piano desiderato, non servisse cliccare il pulsante dedicato, ma che fosse a chiamata vocale. A un certo punto sullo stesso ascensore è salito Vidal che, anche lui ignaro dello scherzo, ha provato a far partire l'ascensore con la chiamata vocale e non con il classico pulsante. Basito perché non partisse, gli ho fatto credere che non riconoscesse la sua voce, e che non potesse partire, fino a quando avrei pronunciato io il numero del piano desiderato...».

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