«La salvezza? Lotteremo fino all'ultimo secondo dell'ultima partita»

Dopo la Super, sabato riparte anche la Challenge League. Il Bellinzona è di scena ad Aarau. Abbiamo chiacchierato con l'allenatore granata Beppe Sannino.
Dopo la Super, sabato riparte anche la Challenge League. Il Bellinzona è di scena ad Aarau. Abbiamo chiacchierato con l'allenatore granata Beppe Sannino.
BELLINZONA - Prima in palestra. Poi sul campo. Il Bellinzona suda agli ordini di Beppe Sannino. Questi sono gli ultimi allenamenti prima di tornare a fare sul serio. Sabato (alle ore 18) sul campo dell’Aarau i granata inizieranno il loro girone di ritorno. Con un unico obiettivo: conquistarsi la salvezza.
«Diventare squadra» - Incontriamo Beppe Sannino mentre la squadra è impegnata nella sessione in palestra. «Sediamoci lì, sulla panchina», ci propone il mister. Poi iniziamo a chiacchierare. Partendo dal recente campo d'allenamento a Veronello, nel quale ha trovato spazio anche un'amichevole contro la Primavera del Verona, vinta 3-1 dai granata con reti di Sadiku, Momodou e Rossier. «Ma a me - ci interrompe il mister - il risultato interessa relativamente. Il ritiro è andato bene. Abbiamo lavorato tanto. Mattino e pomeriggio. E abbiamo soprattutto cercato di capire come diventare una squadra stando insieme e vivendo la quotidianità».
«Rosa corta» - Una squadra alla quale però mancano ancora dei tasselli. «La rosa è un tantino corta. Soprattutto per quanto riguarda i giocatori che devono subentrare», precisa Sannino. «La società sa quello che deve fare. Io con loro parlo ogni giorno. Sicuramente bisogna inserire qualche pedina, ma purtroppo non ci sono molti slot a disposizione per modificare la situazione. E questo vorrei che la gente lo capisse».
«Il passato non conta» - Sempre seduti su quella panchina, che Sannino ha ritrovato lo scorso 24 ottobre, passiamo a discutere del prossimo avversario dell'ACB. Quell'Aarau che proprio qui al Comunale - lo scorso 8 novembre - ha subito un pesantissimo rovescio per 5-1. Una vittoria che per il mister fa però parte del passato. «Se ti soffermi a pensare quello che hai fatto prima sei già morto», precisa il tecnico 68enne. «Anche io potrei dire di aver allenato in Serie A, ma la realtà è che ora sono l'allenatore del Bellinzona. E sono sempre chiamato a dimostrare. E questo deve essere il pensiero anche dei giocatori. Quella vittoria contro l'Aarau potrebbe essere vista come un'eccezione. Sta a noi dimostrare che non lo è stata. Andando sul campo e facendo una buona prestazione. Poi se loro saranno più bravi gli stringeremo la mano. Ma prima, dovranno sudarsela la vittoria».
Tio.chSannino è tornato a dirigere il Bellinzona il 24 ottobre.Obiettivo salvezza - Anche perché l'obiettivo dei granata - attualmente ultimi in classifica a -3 dall'Etoile Carouge - non può che essere la salvezza. «L'obiettivo - precisa Sannino - deve essere chiaro e netto per tutti. Fino all'ultimo secondo dell'ultima partita noi siamo in campo per giocarci la salvezza». Ma su chi deve fare la corsa l'ACB? «Non dobbiamo fare la corsa su nessuno. Dobbiamo correre ogni allenamento. Perché ogni allenamento ti porta alla partita. E ogni partita è una storia a sé».
«Il calcio è una centrifuga» - Dall'alto della sua enorme esperienza, Sannino vuole anche insegnare qualcosa ai suoi giocatori. Soprattutto a quelli più giovani. «Cerco sempre di fare capire loro che questo è un mestiere difficile», ci confida. «Il calcio è una centrifuga. E per starci dentro devi sempre essere al top. Ma non solo. Devi sempre migliorare. E questo non è un concetto facile da far capire ai giocatori di oggi. Soprattutto ai più giovani. Perché anche se oggi hai fatto bene, domani è già un'altra storia. Devi ripeterti e fare ancora meglio».
«Noi pensiamo solo a giocare» - Concludiamo la nostra chiacchierata, chiedendo a Sannino se i problemi societari e legati alla licenza abbiano influito sul gruppo. «A noi tutto quello che avviene al di fuori dal calcio non ci deve toccare», sottolinea il mister. «Calciatori e allenatori devono solo pensare a quello che devono fare sul campo. Finché la società ci dà lo stipendio, gratifica il calciatore e ci mette in condizione di poterci allenare, il nostro compito è quello di andare avanti. Per il rispetto di tutti. Di noi stessi. Della società. Del campionato. E dei tifosi».
L'importanza del tifoso granata - E parlando proprio dei tifosi granata, Sannino indica le tribune vuote. «Questo stadio - ci confida - avrebbe potuto accogliere sempre 4'000-5'000 persone. Ma non sono le parole a far venire la gente allo stadio. Ma è quello che la squadra dà in campo. E quello che rappresenta. E noi dobbiamo pensare solo a questo. La società sta comunque facendo di tutto per dare un futuro al club».
Tio.ch«Non sono le parole a far venire la gente allo stadio»





