Quando chi dovrebbe difendere i commercianti finisce per scaricare il problema sul commerciante

Paolo Balzari, commerciante a Bellinzona
Paolo Balzari, commerciante a Bellinzona
BELLIZONA - Ho letto con attenzione l’articolo pubblicato su tio.ch riguardante il negozio di tappeti in Viale Stazione a Bellinzona, che si ritiene penalizzato dalla disposizione delle bancarelle durante il mercato cittadino.
Premetto una cosa: il mercato di Bellinzona è una realtà importante, storica e preziosa. Nessuno credo voglia metterlo in discussione. Il mercato porta vita, movimento e persone in città. Proprio per questo dovrebbe convivere nel modo migliore possibile con i negozi già presenti sul territorio.
Quello che però mi ha colpito negativamente non è tanto il problema in sé, che probabilmente potrebbe essere risolto con un minimo di buon senso e disponibilità, ma la presa di posizione della presidente della Società commercianti di Bellinzona, Claudia Pagliari.
Da una figura che rappresenta i commercianti mi sarei aspettato una risposta diversa. Mi sarei aspettato ascolto, mediazione, disponibilità a verificare la situazione sul posto e magari la volontà di trovare una soluzione equilibrata tra le esigenze del mercato e quelle di un negozio appena aperto.
Invece, dalle parole riportate nell’articolo, il messaggio che passa è sostanzialmente questo: il commerciante avrebbe dovuto pensarci prima di aprire lì.
Francamente lo trovo molto grave.
Non stiamo parlando di qualcuno che chiede la luna. Stiamo parlando di un commerciante che ha investito, ha aperto un’attività in centro, paga un affitto, cerca di lavorare e chiede semplicemente che il suo negozio non venga penalizzato nella visibilità e nell’accessibilità durante i giorni di mercato.
Dire che avrebbe dovuto valutare meglio prima significa, di fatto, scaricare il problema su chi oggi sta cercando di fare impresa. Ma allora mi chiedo: qual è il ruolo di una Società commercianti? Difendere, ascoltare e aiutare i commercianti oppure spiegare loro che se si trovano in difficoltà è perché non ci hanno pensato abbastanza prima?
Bellinzona parla spesso di rilancio del centro, di negozi sfitti, di necessità di diversificare l’offerta commerciale, di rendere viva la città. Poi però, quando qualcuno apre davvero un’attività nuova, la risposta rischia di essere: dovevi arrangiarti prima.
Questo atteggiamento, a mio modo di vedere, è profondamente sbagliato.
Il punto non è mettere il mercato contro i negozi. Sarebbe una guerra inutile e dannosa per tutti. Il punto è esattamente il contrario: trovare un equilibrio. Se una bancarella, un furgone o una disposizione penalizzano in modo evidente un’attività, si va sul posto, si guarda la situazione, si ascoltano le parti e si cerca una soluzione pratica.
Magari basta spostare un mezzo di qualche metro. Magari basta rivedere una posizione. Magari si scopre che il problema è più complesso. Ma almeno si dimostra attenzione.
Una città viva non si costruisce dicendo ai commercianti che dovevano pensarci prima. Si costruisce aiutando chi ha il coraggio di aprire, investire e rischiare.
Per questo ritengo che la risposta data dalla presidente della Società commercianti sia stata infelice, poco empatica e poco coerente con il ruolo che ricopre.
Chi rappresenta i commercianti dovrebbe stare prima di tutto dalla parte del commercio locale. Questo non significa dare sempre ragione a tutti. Significa però partire dall’ascolto, non dal rimprovero.
E in questo caso, purtroppo, il messaggio arrivato è stato esattamente quello sbagliato.




