30 anni di incubi, e non fare una grinza: “Resident Evil: Requiem” è un gioiello da paura

L'episodio numero nove sigilla il trentennale della saga di Capcom come meglio non si potrebbe. E su Nintendo Switch 2 è una piccola meraviglia.
L'episodio numero nove sigilla il trentennale della saga di Capcom come meglio non si potrebbe. E su Nintendo Switch 2 è una piccola meraviglia.
Sono passati 30 anni, già proprio tre decadi, da quella missione - poi rivelatasi suicida - alla periferia di Raccoon City del team speciale STARS. Un gruppo di valorosi (o meglio, quasi tutti valorosi) affrontò una villa scricchiolante nel bel mezzo del Midwest americano, una vera e propria montagna di orrori. Su tutti, gli zombi che hanno poi finito per segnare un'epoca di paure.
“Resident Evil” sbarcava così, nel 1996, nei salotti di tutto il mondo grazie a un nuovo prodigio dell'intrattenimento digitale: la Playstation di Sony. Proprio la serie di Capcom fu uno di quei giochi che scollavano l'immaginario del divertimento con joypad in pugno dai colori bambineschi di Mario e Sonic, proiettando il tutto a velocità vertiginosa negli anni 2000.
Nella sua lunga storia, “Resident Evil” ha provato tantissime strade con esperimenti falliti e altri che, invece, hanno modificato (come il T virus, morbo immaginario vero e proprio antagonista della serie) il DNA di una serie che, di invecchiare, proprio non vuole saperne.
Infatti, questo “Resident Evil: Requiem”, che recensiamo qui con un lieve ritardo, è già un campione d'incassi da milioni di copie vendute. Ma i numeri di pezzi hanno un significato relativo, quello che conta è che si tratta di un gioco davvero ben fatto e che si porta a casa un task mica da poco: risultare coerente e rispettoso di quella che a tutti gli effetti è una vera e propria tradizione.
Per farlo l'ultima fatica di Capcom, decide di sdoppiare i protagonisti e proporre due stili di gioco diametralmente opposti: il survival horror duro e puro e il gioco action. Per il primo prende ispirazione netta e inequivocabile dai due capitoli del reboot (più lo sconvolgente “Biohazard” che l'indeciso “Village”, a dire il vero), per la seconda dall'episodio probabilmente più apprezzato (almeno dalla critica), ovvero “Resident Evil 4”.
Da quest'ultimo, non è un caso, riprende il protagonista, ovvero l'inossidabile Leon Kennedy, qui vero e proprio carrarmato umano (anche se sofferente, per una malattia che ha radici oscure). Alla neoarrivata agente dell'FBI Grace Ashcroft, invece, spetta il ruolo della novizia catapultata nell'incubo, con pochissime risorse, braccia esili ma una grande forza di volontà.
Entrambi i personaggi sono estremamente riusciti (forse quasi più la freschissima Grace del comunque carismatico Leon) e riuscito è anche il setting. Più che buona la realizzazione tecnica che si fregia di un'ottima direzione artistica. Non ci sono i muscoli e la definizione delle grandi produzioni americane, ma è davvero difficile trovare da ridire.
Facendo un passo indietro e tornando alla trama, tutto parte da Grace e da un'indagine su misteriose morti collegate in qualche modo a Raccoon City e a una misteriosa afflizione. L'incrocio di strade con Kennedy è praticamente automatico e condurrà entrambi i protagonisti nella proverbiale tana del Bianconiglio.
Ma com'è da giocare questo “Requiem”? Davvero ottimo, dal sistema di combattimento (e di evasione dallo stesso) fino al design dei livelli di gioco siamo su standard assolutamente elevati e che portano alla memoria i momenti più felici della serie. Chi combatte zombi da decenni si troverà subito a casa e non potrà fare a meno di sorridere.
Avviso per i deboli di cuore: la parte di Grace regala degli “sghezzi” da manuale, ma anche grandi soddisfazioni quando si riesce a scampare al pericolo.
VOTO: 9
“Resident Evil: Village” è disponibile per Playstation 5, Xbox, Windows PC e Nintendo Switch 2 (versione provata, vedi box qui sotto). Lo abbiamo recensito grazie alla gentilezza di Capcom.
Un orrore in “miniatura” che non delude
Oltre a risultare un ottimo gioco in generale, “Requiem” riesce anche nel notevole intento di mostrare le ottime potenzialità della Nintendo Switch 2. La versione da noi provata per la nuova ibrida della casa di Kyoto è un piccolo gioiellino. Durante le nostre (diverse) ore di gioco, tutte rigorosamente in modalità portatile, la resa è rimasta fluida per la gran parte del tempo (qualche calo, va detto, c'è) e l'esperienza è stata piacevolissima. La Switch 2, come aveva già dimostrato con il port di “Assassin's Creed: Shadows”, sta quindi mantenendo le promesse che aleggiavano al momento del suo lancio, ormai si parla di nove mesi sa. E questo non può che farci piacere.








