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STREAMINGUna Damigella che si prende troppo sul serio

25.03.24 - 06:30
La favola fantasy di ambientazione medievale è da due settimane tra le più viste su Netflix, ma il risultato finale è decisamente modesto
JOHN WILSON / NETFLIX
Millie Bobby Brown nei panni della protagonista.
Millie Bobby Brown nei panni della protagonista.
Una Damigella che si prende troppo sul serio
La favola fantasy di ambientazione medievale è da due settimane tra le più viste su Netflix, ma il risultato finale è decisamente modesto

SAVOSA - Un drago crudele e una damigella che ai accinge a fungere da vittima sacrificale per il bene del suo popolo. È la trama di svariate fiabe (nordiche, ma non solo) e anche di “Damsel”, film tra i più attesi del mese di marzo su Netflix e che, a due settimane dall'uscita, è ancora sul podio dei più visti in Svizzera.

La principessa Elodie vive in una terra povera e desolata e al padre non pare vero di poterla dare in sposa a un ricchissimo principe. Solo una volta giunto a destinazione, il sovrano scoprirà l'altissimo prezzo che dovrà pagare: potrà sì sfamare il popolo, ma l'adorata figlia maggiore è destinata a essere il tributo di sangue al mostro che abita l'isola in questione, da prima dell'arrivo della dinastia regnante.

Elodie, appena dopo le nozze, viene letteralmente gettata nelle viscere della montagna per essere immolata alla ferocia del drago. Ma la ragazza è tutt'altro che fragile e indifesa, come lo spettatore sa dopo averla vista spaccare la legna con veemenza. Quindi la sua non sarà una resa al destino, ma una ribellione in piena regola. Non solo alla creatura che la vuole uccidere, ma al sistema patriarcale che l'ha posta in questa terribile condizione.

Purtroppo, però, “Damsel” è un film non riuscito. Colpa principalmente di una sceneggiatura scontata e che si prende decisamente troppo sul serio, con dialoghi insipidi (o addirittura ridicoli) e personaggi tagliati con l'accetta. La protagonista Millie Bobby Brown sfodera un cipiglio degno della Undici di “Strangers Things”, mentre Robin Wright sembra una versione incoronata del suo personaggio di “House of Cards”. Il film diretto da Juan Carlos Fresnadillo è affogato in effetti speciali digitali e in una retorica filo-femminista di empowerment e lotta al patriarcato. Una sorta di favola di ambientazione medievale riveduta con i criteri del politically correct contemporaneo, per un risultato finale noioso e banale.

In casa Netflix si parla di sequel? Sì, visti i riscontri di pubblico (e ignorate le obiezioni della critica, che ha bocciato il film). Speriamo che Fresnadillo, o chi per lui, cambi rotta e inietti nel progetto un pizzico di quell'ironia che fa funzionare una saga (per restare in tema Brown) come “Enola Holmes”.

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