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CANTONEIl mondo non gira per il verso giusto? La speranza è solo una: "Vorrei colonizzare Marte"

29.09.22 - 06:30
Umberto Alongi pubblica «un urlo di disperazione e condanna verso chi non si prende cura della sua gente»
UMBERTO ALONGI
Il mondo non gira per il verso giusto? La speranza è solo una: "Vorrei colonizzare Marte"
Umberto Alongi pubblica «un urlo di disperazione e condanna verso chi non si prende cura della sua gente»

LUGANO - Un grido all'azione, ma diverso da quelli che sentiamo spesso da chi, di fronte agli sconvolgimenti naturali, alle guerre e ai sommovimenti geopolitici. Umberto Alongi, con il suo ultimo singolo "Vorrei colonizzare Marte", va oltre il generico appello a fare qualcosa prima che sia troppo tardi: tira per la giacchetta chi, a parole, invoca un cambiamento ma poi non fa niente di concreto.

Umberto, sembri abbastanza arrabbiato...
«È vero, sono e siamo molto arrabbiati - tanto da avermi spinto a usare parole che solitamente non mi appartengono. Ho voluto manifestare questa insofferenza nella forma a me più congeniale, quella musicale. È un urlo di disperazione e condanna verso chi non si prende cura della sua gente».

Ti scagli contro le "caste internazionali" che agiscono «come un cancro, finché non resta niente». Non credi, dunque, che chi governa lo faccia nell'interesse del popolo?
«Basta guardare come vanno le cose. Ricordo un'infanzia più felice per tutti, un maggiore ottimismo generale. Le persone soffrono sempre di più, indipendentemente da Covid e pandemie. Povertà, inquinamento dilagante, guerre: viviamo una montagna di tragedie ed è innegabile che siano tempi difficili sotto qualunque punto di vista. Essendo padre di due figli, poi, sono chiaramente preoccupato. Anche dal fatto che noi ci rimbocchiamo le maniche e andiamo avanti, sempre e comunque».

«Vorrei avere le chiavi per riaprire negli umani una coscienza ormai perduta», parli anche di «libertà in disuso». Quindi anche la cittadinanza ha delle responsabilità?
«Nessuno sembra fare nulla, vedo una preoccupante rassegnazione. Dovremmo ricordarci chi ha lottato e sofferto per portarci a una democrazia forte e sana. Sarebbe bello tornare a parlare di questi temi importanti e lasciare indietro ciò che è futile o addirittura inutile».

Non ci sarebbe il rischio che, una volta su Marte, ricominceremmo da capo con le nostre cattive pratiche?
«Eh, spero che chi voglia fare questo viaggio sia stanco di vedere che tutto va male. Spero che partano quelli buoni... (ride, ndr)».

Sei uscito dalla tua "comfort zone": come ti sei sentito?
«Per me non è stato un tema facile da affrontare, sono abituato a cantare altro - la mia vita, gli affetti, gli amori. Mi sono chiesto: "Chissà che messaggio arriva all'ascoltatore". Ma avevo proprio voglia di farlo. Potrebbe essere il mio primo brano di condanna, sicuramente è la prima parolaccia (ride, ndr)»

Pensi che sia un momento favorevole per un ritorno dell'impegno civile nella musica?
«Penso di sì, di artisti che si espongono ne ho visti tanti. Ricordo gli interventi dei partecipanti al Festival di Sanremo un paio di stagioni fa, ma non solo. Chiaramente la musica non deve essere solo denuncia, ma è giusto parlarne. Prendiamoci il diritto di farlo».

Quali sono i primi riscontri radiofonici?
«Già nella prima settimana sono entrato in classifica indipendente emergente nella top ten, al 23esimo posto in quella generale sempre indipendente. Il brano viene ascoltato, anche se sta entrando ora in piena rotazione. Mi fa pensare che sia il momento giusto per toccare certi temi: se qualcuno si arrabbierà avrò raggiunto il mio obiettivo (ride, ndr)».

Hai tentato la strada dell'Eurovision Song Contest: che sensazioni hai?
«Non credo che un brano del genere possa farsi largo - non perché non sia fortissimo, ma per la tematica troppo scomoda e forte, che andrebbe a urtare la sensibilità dei "poteri forti"...».

Quindi pensi che siano poche le possibilità di vederti sul palco britannico, con indosso una bella tutona da astronauta...
«Dove li mando tutti a quel paese... Sarebbe veramente una cosa straordinaria (ride, ndr) e immagino già i titoli dei giornali...».

Presenterai il brano in pubblico?
«La porteremo sicuramente dal vivo. Più che un concerto, immagino una serie di colloqui e strette di mano, durante le quali dire le cose come stanno. "Vorrei colonizzare Marte" potrebbe essere lo slogan di questi momenti d'incontro».

Non temi che qualcuno possa tacciare il testo di qualunquismo o populismo?
«Il rischio c'è, ma la risposta è nel ritornello (ride ancora, ndr)».

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