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INTERVISTA

Rita Pavone: "Ho impiegato 50 anni per realizzare un sogno"

La cantante è tornata sulle scene dopo anni di silenzio. Lo ha fatto con "Masters". Ci ha svelato chi sono i suoi maestri, e ci ha raccontato di un santo che l'ha trattata sempre male.
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Rita Pavone: "Ho impiegato 50 anni per realizzare un sogno"
La cantante è tornata sulle scene dopo anni di silenzio. Lo ha fatto con "Masters". Ci ha svelato chi sono i suoi maestri, e ci ha raccontato di un santo che l'ha trattata sempre male.
LUGANO - Ci sono cantanti che nonostante anni di attività e successi internazionali, continuano a stupire. E chi martedì sera ha assistito allo showcase di Rita Pavone allo Studio 2 della RSI non ha potuto fare a meno di provare me...

LUGANO - Ci sono cantanti che nonostante anni di attività e successi internazionali, continuano a stupire. E chi martedì sera ha assistito allo showcase di Rita Pavone allo Studio 2 della RSI non ha potuto fare a meno di provare meraviglia di fronte alla grinta e al talento di un'artista che dopo otto anni di silenzio ha deciso di tornare in pista con un nuovo disco. Addirittura un doppio disco dal titolo "Masters". Aveva appeso le scarpette al chiodo. Ora quel chiodo è finalmente caduto, e Rita Pavone ha sfornato un album di canzoni americane. Un disco curato nei minimi particolari, realizzato senza ombra di dubbio con il cuore.

"Avevo un grande rammarico, quello di non essere mai riuscita a realizzare il disco dei miei sogni. Questo è il disco che da sempre avrei voluto fare. Vocalmente sono ancora in perfetta forma. Mi sono detta: ora o mai più. Ho realizzato tutto da sola, perché ero sicura che non avrei mai un trovato un discografico che avrebbe creduto in questo progetto. Purtroppo i discografici sono legati a una determinata immagine di Rita Pavone. Sono cresciuta artisticamente, non sono più  la ragazzina che faceva Giamburrasca, e ho sempre avuto difficoltà a far conoscere questa crescita personale e artistica. Quindi ho agito da sola, e una volta realizzato il disco l'ho fatto sentire".

Perchè Masters?
"Il titolo me lo ha suggerito mio figlio. Mi serviva un titolo breve, coinciso, che dicesse tante cose. Masters sono i "maestri" che mi hanno influenzata. Da piccolina ascoltavo tanti cantati americani. Avevo un amico di famiglia che viaggiava sulle navi, e ci portava continuamente i dischi che stampavano negli Stati Uniti. Ho riproposto quindi nel disco proprio gli autori che ho amato profondamente nella mia infanzia, come Bobby Darin, Timi Yuro, Elvis Presley, Frank Sinatra".

Che ambiente discografico ha ritrovato?
"Un ambiente di grande rispetto. Qualcuno era terrorizzato perchè non sapeva dove io volessi andare a parare. Si chiedevano che mercato avrebbe potuto avere oggi Rita Pavone.

Che mercato ha oggi Rita Pavone?
"Io non credo nei mercati, non mi faccio fagocitare da questi discorsi. Sono convinta che se si fa un buon prodotto, e viene fatto conoscere bene, si possono ottenere enormi soddisfazioni. Ed è quello che mi sta accadendo. Le recensioni positive che ho avuto per questo disco non le ho avute mai per nessun disco della mia carriera".

Salta subito all'occhio il fatto che il libretto di presentazione è scritto sia in italiano che in inglese. Dunque la sua internazionalità è qualcosa che continua a caratterizzarla.
"Ho moltissimi fans che mi scrivono dall'estero. È bellissimo vedere l'amore sconfinato di persone che abitano nei posti più lontani. Ho avuto empatia con i mercati stranieri sin da subito.  Già dopo la pubblicazione del mio primo disco, mi sono aperte le porte della Germania (la "Partita di pallone" divenne in tedesco Okay Okay, ndr. ), della Spagna, della Francia e di tutto il Sud America. Sono stata un po' l'antesignana del successo internazionale di cantanti come Eros Ramazzotti, Laura Pausini o Andrea Bocelli".

 Ed è stato proprio l'estero che l'ha aiutato quando in Italia le cose sono iniziate ad andare male.
"È accaduto negli anni settanta quando sono arrivati i cantautori. Ad un tratto quelli degli anni sessanta, come me o Morandi, non li volevano più. Rifiutavano le nostre canzoni semplici. Andavano di moda i testi socialmente impegnati,  e noi figli di proletari non  avevamo voglia di metterci a cantare i problemi del proletariato e affrontare tematiche che avevamo sofferto sulla nostra stessa pelle. Ed è a quel punto che il mercato estero si è rivelato importante: sono andata a cantare all'Olympia di Parigi, tournèe in Germania e in America".

Cosa accadrà dopo Masters. Ci sarà un nuovo disco di inediti?
“Red Ronnie mi ha detto una cosa bellissima: la copertina del disco è bianca e ora tu dovrai scrivere il futuro. Per il momento posso solo dire che mi sto godendo il successo di questo disco e stiamo lavorando per la realizzazione di una serie di concerti in teatro con una grande orchestra. Concerti senza troppi effetti speciali, dove la musica e il mestiere faranno da padrone. Potrebbe succedere verso gennaio, prima di Sanremo".

Sanremo! Che spina nel fianco per Rita Pavone.
"Sanremo non mi ha mai amato. Come direbbero gli inglesi "it's not my cup of tea". Anche quando ho portato pezzi straordinari come "Amici mai" nel 1972, mi hanno fatta fuori. Un brano così bello non poteva essere apprezzato in solo due minuti. Sono sempre stata maltrattata dal Festival, e anche quando negli anni ottanta ho proposto qualcosa di diverso mi hanno sempre chiuso le porte. Hanno perfino scartato una canzone come "Finito" che è diventata poi la colonna sonora di una telenovela brasiliana popolarissima di circa 4000 puntate. Su Sanremo ho buttato tutto dietro le spalle".

Cosa ha fatto in questi anni in cui si è ritirata dalle scene?
"Ho vissuto in Spagna assieme a mio marito. Per motivi di salute di Teddy siamo tornati in Ticino con grande gioia. In questi anni mi sono divertita, ho viaggiato molto, insomma ho fatto tutto quello che non avevo potuto fare da giovane. Ho avuto un'adolescenza  bellissima, piena di cose straordinarie che le ragazze della mia età potevano solo sognare, però mi sarebbe piaciuto fare cose semplici, come andare a vedere un film, o fare tranquillamente il bagno di mezzanotte senza dover pensare al calo di voce".

Cosa ha detto Teddy Reno a proposito di Masters?
"Non lo ha ancora sentito. Mi ha detto che deve trovare il tempo per ascoltarlo con grande attenzione, che dovrà farlo con le cuffie, che insomma deve essere un momento tutto suo. Secondo me - a dir la verità - ci rode un po’.Il disco gliel'ho regalato e gli ho fatto anche un dedica bellissima".

Cosa ha scritto?
"Al mio primo grande manager, ma soprattutto al mio più grande amore".

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