«Io, la voce dei Dik Dik, oggi scrivo anche libri gialli»

Giancarlo Sbriziolo, front man del gruppo, sarà ad Arbedo il 12 novembre per uno showcase dove verrà presentata la sua autobiografia "Lallo, la voce dei Dik Dik". Durante la serata ci sarà spazio anche per riascoltare alcuni dei più grandi successi del gruppo.
Giancarlo Sbriziolo, front man del gruppo, sarà ad Arbedo il 12 novembre per uno showcase dove verrà presentata la sua autobiografia "Lallo, la voce dei Dik Dik". Durante la serata ci sarà spazio anche per riascoltare alcuni dei più grandi successi del gruppo.
ARBEDO-CASTIONE - Il debutto nel 1965 con il 45 giri 1-2-3 (sulla cui facciata B c'era un pezzo dell'allora sconosciuto Lucio Battisti), cui seguirono anni di grandi successi (tra cui Sognando la California, Senza luce, L'isola di Wight).
Per chi volesse saperne di più su uno dei gruppi che hanno fatto la storia della musica italiana, non c'è occasione migliore per partecipare all'evento che si terrà mercoledì (12 novembre) alle ore 20:30 presso la Sala multiuso di Arbedo. "Lallo, la voce dei Dik Dik", è il titolo della serata (ma anche del libro) cui prenderanno parte il cantante Giancarlo “Lallo” Sbriziolo, l’ex tastierista Mario Totaro e il giornalista Giorgio Fieschi, che guideranno il pubblico in un affascinante viaggio tra racconti, aneddoti e performance dal vivo per rivivere la lunga carriera della band.
Non solo musica: si è dato anche alla scrittura di libri gialli?
«Beh è una novità a cui mi sono dedicato un po' tardi, perché non è che sia un amante proprio dei libri. Ho letto pochissimo in vita mia, però è così, a un certo punto mi è venuto l'attacco di scrivere. Meglio tardi che mai, come si dice di solito».
Non è un amante dei libri, però in casa ne conserva ancora qualcuno del suo amico Faletti...
«Pensa che li abbia letti? Tre pagine sì e no».
E lui lo sapeva?
«No, non gliel'ho mai detto. Lui me li autografava anche...solo che io amo molto di più i fumetti, i film. Per leggere i libri di Foletti ci dovevi mettere la testa e io dopo un po' mi stanco. Peccato, a me dispiace anche, perché ho una casa che sembra una biblioteca, ma non leggo molto».
Ad Arbedo porta il suo libro autobiografico, una lunga storia.
«Eh sì, comincia proprio dall'infanzia e arriva fino ai giorni nostri. Io oramai sono stagionato e ho appena compiuto 86 anni».
Quando ci fu la prima avvisaglia che avrebbe fatto il musicista?
«A tre-quattro anni, quando mia madre mi ha pescato sul balcone che pestavo con un martello sopra qualcosa e cantavo. A quei tempi, tra il '42 e il '43, i bambini cantavano "Faccetta nera"».
Il suo cammino si è intrecciato con quello del grande Lucio Battisti...
«Ci siamo conosciuti alla Ricordi, dove noi stavamo facendo le prove del pezzo per il nostro primo 45 giri. È in quell'occasione che ci vedemmo per la prima volta. Siamo stati a lungo amici».
Fra la musica dei suoi colleghi che le gira intorno, cosa ama ascoltare?
«Vasco Rossi, Zucchero, decisamente. Quella è gente che capisci che c'è sotto qualcosa, non è soltanto la canzonetta, c'è una preparazione, una bravura. E poi i cantautori. C'è da perdersi, è gente che mi ha insegnato molto».
Fa ancora molti concerti. Che cosa la affatica in particolare?
«Gli spostamenti da una città all'altra. Perché per il resto, quando si sale la scaletta del palco e hai di fronte il pubblico, poi ti passa tutto».







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