La Russia chiude i rubinetti: stop all’export di diesel

La misura mira a garantire le forniture interne dopo le recenti carenze e gli attacchi alle raffinerie.
La misura mira a garantire le forniture interne dopo le recenti carenze e gli attacchi alle raffinerie.
MOSCA - La Russia ha introdotto oggi il divieto di esportazioni di carburante diesel per far fronte alle carenze sul mercato dovuto anche agli attacchi ucraini alle sue raffinerie.
Lo ha annunciato il vice primo ministro Aleksandr Novak, citato dall'agenzia Interfax, durante una riunione del governo presieduta dal presidente Vladimir Putin e dedicata all'emergenza carburanti.
Novak ha anche detto che questo mese la Russia, che è il secondo produttore mondiale di petrolio, comincerà ad importare carburanti da altri Paesi.
Il divieto all'esportazione di diesel rimarrà in vigore fino al 31 luglio, come quello già in vigore sull'export della benzina. Fino al 30 novembre, invece, è in vigore il divieto di esportare carburante per aerei a reazione.
Il divieto di esportazioni di diesel era già in vigore dal gennaio scorso per i commercianti di prodotti petroliferi russi. Da oggi si applica anche ai produttori, ha precisato il governo in un comunicato. Il divieto, aggiunge l'esecutivo, non vale per il diesel esportato in base ad accordi internazionali tra il governo russo e quelli di altri Paesi.
«È ovvio - ha detto Putin durante la riunione di governo - che il nemico cerca di danneggiare l'economia. Ma la cosa più importante è che cerca di creare un clima di nervosismo nella società. Noi tutti capiamo che questo obiettivo non è realizzabile". Secondo il capo del Cremlino, "la resilienza del sistema energetico russo è molto alta, una delle più alte al mondo».




