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Eruzioni cutanee, animali che morivano, tumori e aborti: 50 anni fa il disastro silenzioso di Seveso

La nube tossica di diossina cambiò per sempre la vita di migliaia di cittadini tra sofferenze fisiche, cause legali e risarcimenti. Un dramma che iniziò il 10 luglio del 1976.
Eruzioni cutanee, animali che morivano, tumori e aborti: 50 anni fa il disastro silenzioso di Seveso
Getty
In questa foto vediamo Alice Senno, 4 anni, vittima dell'esplosione della fabbrica chimica ICMESA. Era stata ricoverata all'ospedale di Milano con gravi ustioni. Nella foto è con la madre e la sorella Stefania, di 2 anni, anche lei ricoverata in ospedale.
Fonte ATS
Eruzioni cutanee, animali che morivano, tumori e aborti: 50 anni fa il disastro silenzioso di Seveso
La nube tossica di diossina cambiò per sempre la vita di migliaia di cittadini tra sofferenze fisiche, cause legali e risarcimenti. Un dramma che iniziò il 10 luglio del 1976.

SEVESO - Il 10 luglio 1976 si verificò uno dei più gravi incidenti ambientali della storia italiana: una nube di diossina fuoriuscì dalla fabbrica di cosmetici Icmesa a Seveso, in provincia di Monza. Almeno 200 persone subirono danni alla salute, in parte di lunga durata.

Durante l’incidente si ruppe il vetro di una valvola di sicurezza e si sprigionò una nube tossica. Non ci furono vittime, ma centinaia di abitanti furono costretti ad abbandonare le proprie case contaminate. La fabbrica Icmesa apparteneva a Givaudan, ex filiale di Roche.

Nello stabilimento si produceva triclorofenolo, una sostanza che a temperature superiori a 156 gradi si trasforma in 2,3,7,8-tetraclorodibenzodiossina (TCDD), come riportato dal sito dell’Istituto superiore di sanità (ISS) del Ministero della Salute. Il TCDD è considerato il composto più tossico del gruppo delle diossine ed è noto anche come “veleno di Seveso”. Quel giorno, a causa di un guasto al reattore, la temperatura raggiunse i 500 gradi.

Primo sintomo: eruzione cutanea
Gli effetti del veleno si manifestarono rapidamente, come ha raccontato un recente documentario su Rai 3. Le foglie degli alberi e l’erba ingiallirono, mentre numerosi animali morirono. Due giorni dopo l’incidente, alcuni residenti – tra cui bambini – presentarono eruzioni cutanee sul viso. Altri accusarono disturbi gastrointestinali e nausea.

Per lungo tempo le autorità non informarono adeguatamente la popolazione sulla gravità dell’accaduto. A Milano si tennero manifestazioni di protesta contro la gestione della comunicazione, come documentato anche nel film.

La diossina può causare tumori e gravi danni al sistema nervoso e cardiovascolare, al fegato e ai reni. Riduce inoltre la fertilità e può provocare malformazioni fetali e aborti spontanei. Il TCDD è pericoloso anche a basse dosi, come evidenziato dall’ISS. La quantità fuoriuscita, inizialmente stimata in 300 grammi, è oggi valutata tra i 15 e i 18 chilogrammi.

Aumento dei tumori delle ghiandole
Per analizzare gli effetti a lungo termine, sono stati condotti diversi studi sulla mortalità: il primo fino al 1986, il secondo fino al 1991, il terzo fino al 1996 e il quarto – il più recente – fino al 2001.

Quest’ultimo copre un arco di 25 anni e riguarda sia la popolazione esposta alla diossina – suddivisa in Zona A, Zona B e Zona R, in base al livello di contaminazione – sia un gruppo di controllo non esposto.

Il programma di sorveglianza ha coinvolto circa 280.000 persone nella Brianza, di cui quasi 6.000 residenti nelle aree più colpite. Secondo l’ISS, lo studio ha preso in considerazione il 99 per cento dei soggetti coinvolti.

I risultati indicano un aumento delle neoplasie dei tessuti linfatici ed ematopoietici nelle zone più contaminate, soprattutto tra le donne. Nella Zona A il rapporto di rischio (relative rate) è pari a 3,17, mentre nella Zona B è di 1,94.

Un rapporto di rischio superiore a 1 indica un numero di decessi maggiore rispetto alla media. Il valore più elevato è stato registrato per i linfomi non-Hodgkin nella Zona A, con un rapporto di 4,45.

Gli effetti dell’incidente non si limitarono ai tumori: nelle Zone A e B, nei primi anni successivi, si osservò anche un aumento della mortalità per malattie cardiovascolari, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e, tra le donne, per diabete mellito.

Risarcimento morale per 86 persone
I residenti avviarono più azioni legali contro il gruppo Givaudan. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, nel maggio 2009 la Corte di Cassazione emise una sentenza significativa: secondo diversi media italiani, 86 persone ricevettero ciascuna 5.000 euro come risarcimento morale per il disagio psicologico legato alla paura delle conseguenze sanitarie della diossina. La causa era stata avviata nel 1995.

La decisione riconobbe il danno psicologico subito negli anni, definendolo un “danno immateriale” derivante dalla preoccupazione per il proprio stato di salute, come riportato dal quotidiano Il Giornale il 15 maggio 2009.

Questa sentenza rappresenta un precedente importante nella giurisprudenza italiana, stabilendo che le aziende possono essere ritenute responsabili anche a distanza di decenni per le conseguenze psicologiche e morali di una catastrofe ambientale.

Oggi, a cinquant’anni dall’incidente, al posto dello stabilimento Icmesa e della cosiddetta Zona A sorge il Bosco delle Querce, simbolo di rinascita.

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