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Shamima Begum, fuggita da Londra a 15 anni per unirsi alle forze dell'Isis.
REGNO UNITO
16.07.2020 - 19:140

Si è unita all'Isis a 15 anni, potrà tornare a casa

La Corte d'appello di Londra ha dato ragione alla famiglia della giovane

LONDRA - Aver abbandonato il proprio Paese di nascita per unirsi adolescente alle file dell'Isis non è una ragione sufficiente per perdere la cittadinanza. Lo ha stabilito in una sentenza la Corte d'appello di Londra.

Il tribunale ha sancito il diritto al rientro in patria di Shamima Begum, ventenne 'sposa di Allah' fuggita da Londra a soli 15 anni con due coetanee nel 2015 per unirsi ai boia del Califfato in Siria, prima d'essere catturata e finire in un campo profughi dove ancora si trova.

La sentenza dà ragione su tutta la linea al ricorso della famiglia della giovane contro la revoca secca del passaporto britannico decisa d'autorità nei suoi confronti, nel febbraio 2019, da Sajid Javid, ministro dell'Interno nel governo Tory di Theresa May.

Il verdetto rappresenta una pesante sconfessione del tentativo di Londra di teorizzare il diritto a non riaccogliere (per ragioni punitive, ma soprattutto per timori legati alla sicurezza e per quieto vivere) le decine di foreign fighter e di loro compagne, convertiti o figli di famiglie islamiche delle minoranze etniche, partiti negli ultimi anni per lo più dalle periferie urbane del Regno per aderire al jihadismo in Siria, in Iraq o altrove.

Il ritorno della Begum resta in effetti al momento congelato, poiché l'Home Office ha già preannunciato appello di fronte alla Corte Suprema. Ma un primo precedente è tracciato, ha sottolineato Daniel Furner, avvocato di Shamima, notando che si tratta di «un memento del fatto che i diritti fondamentali» di una suddita di Sua Maestà «non si estinguono anche se è all'estero e ci sono accuse gravi contro di lei».

Il governo May, seguito sulla linea di condotta del lavarsi le mani da quello attuale di Boris Johnson, aveva invocato a sostegno delle porte chiuse la norma di diritto internazionale che consente di revocare la cittadinanza a chi sia in grado di ottenerne un'altra: sostenendo che Begum avrebbe potuto diventare cittadina del Bangladesh grazie a sua madre. La famiglia ha avuto però buon gioco a far notare come la giovane non abbia mai vissuto nel Paese asiatico e le autorità bengalesi non intendano concederle del resto un passaporto.

Cresciuta a Bethnal Green, nella zona est di Londra, Shamima era ricomparsa l'anno scorso dal campo profughi in cui alcuni reporter l'avevano rintracciata (e dove ha poi dato alla luce nel 2019 un bebè, morto di stenti stando ad alcune fonti), per implorare in interviste al Times e a vari media la possibilità di tornare.

Nelle interviste aveva raccontato d'aver sposato un miliziano - un olandese convertito -, di essere stata testimone degli orrori della guerra e delle oppressioni del cosiddetto Stato Islamico, di aver perso per malnutrizione altri due bimbi; ma aveva pure negato inizialmente d'avere «rimpianti», salvo correggere in seguito il tiro e dichiararsi «pentita».

Non è nostro interesse «riportare a casa terroristi ed ex terroristi», aveva replicato fin da subito l'allora viceministro dell'Interno, e attuale titolare della Difesa, Ben Wallace; mentre erano rimaste isolate le voci pubbliche di Jeremy Corbyn, all'epoca leader laburista, e di pochi altri politici secondo cui Shamima avrebbe dovuto essere indagata ed eventualmente processata nel Regno per i suoi legami con l'Isis. Non certo rinnegata come cittadina e privata del diritto al rimpatrio.

Alla fine l'appello dei genitori e dei fratelli della ragazza - «fedeli ai valori britannici» e «inorriditi» dalla sua adesione a «una setta assassina e misogina», ma non disposti ad «abbandonarla» - ha trovato comunque ascolto nel responso d'un giudice. Almeno fino al prossimo ricorso.

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