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BELLINZONA

«Sono rientrato, ma la mia mente è ancora turbata»

Cervello sempre all'erta, sonno stravolto, momenti di angoscia. Le parole di un 38enne reduce da quattro giorni emotivamente sconvolgenti nella zona dell'aeroporto di Abu Dhabi.
Lettore tio.ch
«Sono rientrato, ma la mia mente è ancora turbata»
Cervello sempre all'erta, sonno stravolto, momenti di angoscia. Le parole di un 38enne reduce da quattro giorni emotivamente sconvolgenti nella zona dell'aeroporto di Abu Dhabi.

BELLINZONA - «Sono appena andato a bere un caffè per cercare di svuotare la mente». Sono le 10 di mattina di mercoledì 4 marzo. La paura dovrebbe essere finalmente alle spalle per l'operaio del Bellinzonese che tio.ch aveva intervistato lunedì. Quei quattro giorni sospesi nella zona dell'aeroporto di Abu Dhabi il 38enne, reduce da una vacanza in Thailandia, non se li scorderà mai. «E infatti la mia testa è ancora parecchio turbata».

Migliaia di civili coinvolti – Il nostro interlocutore riavvolge la pellicola di quello che potrebbe essere un film drammatico. E che invece è la pura e drammatica realtà. Stati Uniti e Israele si scagliano contro l'Iran. E viceversa. I missili volano ed esplodono nei cieli del Medio Oriente. Di colpo, da sabato 28 febbraio, gli aerei restano a terra. Migliaia di civili restano coinvolti, loro malgrado, in una situazione decisamente più grande di loro.

Voli cancellati – «Ero partito da Phuket – ricorda il 38enne –. E negli Emirati Arabi dovevo solo fare scalo per poi rientrare in Europa. Sabato mi stavo per imbarcare. A circa mezzora dall'apertura del gate, è arrivato un collaboratore della Etihad Airways. Ci ha detto che a causa delle tensioni internazionali per quella giornata tutti i voli sarebbero stati cancellati. Un po' spaesato me ne sono stato per altre cinque ore in aeroporto, cercando di capire cosa fare. Alla fine ho deciso di prendermi una stanza in un albergo dentro la struttura».

Allarmi – Il bellinzonese va a dormire verso le 21. Ma alla una di notte viene svegliato di soprassalto. «È suonato l'allarme. Si sono sentiti razzi ed esplosioni. Il tetto dell'albergo vibrava. Un tizio è venuto a dirci che dovevamo andarcene subito. Siamo stati trasportati da bus blindati a un nuovo hotel, giudicato più sicuro. Era l'alba di domenica ormai».

Sempre all'erta – Da quel momento il 38enne vive un'attesa infinita. «Siamo come entrati in una specie di tunnel in cui bisognava sempre stare sull'attenti. All'erta. E infatti il mio cervello è ancora in quella condizione. Sul posto ho reagito bene. Altri invece hanno fatto uscire le loro emozioni. C'era chi piangeva, chi aveva attacchi di panico. Anche dentro di me c'era un po' di paura di non tornare più, perlomeno in tempi brevi».

«Non c'era più nulla di sicuro» – Nel tardo pomeriggio di lunedì al 38enne giunge voce che forse saranno aperti alcuni corridoi aerei. «Finalmente sono riuscito ad avere un biglietto per il rientro. Il decollo sarebbe stato previsto per martedì 3 marzo alle 14, seguendo una rotta particolare. Con arrivo a Milano Malpensa verso le 21 dello stesso giorno. Il problema è che nella notte prima, verso la una, è di nuovo scattato l'allarme. E di corsa ci hanno fatto precipitare in un bunker sotterraneo dove abbiamo trascorso alcune ore di apprensione. Insomma, non c'era più nulla di sicuro. Sono situazioni in cui impari a vivere nell'incertezza più totale».

Sonno sfasato – Il nostro interlocutore rievoca l'emozione provata quando l'aereo finalmente si è staccato dal suolo di Abu Dhabi. «Non ci potevo credere. A bordo con me c'erano diversi studenti italiani. Volevo solo tornare a casa. Ero completamente sfasato anche a livello di sonno. Da giorni ormai non si dormiva. Ho messo piede nel mio appartamento verso le 23 di martedì sera. Ma la notte è stata comunque complicata anche se ero rientrato in Svizzera. Il cervello ti resta acceso. E l'ansia che magari non hai elaborato sul posto inizia a uscire».

Gratitudine – Nonostante questa disavventura, il 38enne bellinzonese è comunque grato a chi gli ha offerto ospitalità nel momento del bisogno. «Le spese di albergo, vitto e alloggio saranno coperte dagli Emirati Arabi. Siamo stati trattati molto bene. E provo gratitudine verso chi si è dato da fare per farci passare questi momenti nel miglior modo possibile. Per quanto riguarda me, spero di tornare al più presto alla normalità. Mi rendo conto che è più complicato di quanto immaginavo».

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