Legge di polizia, luce verde (dopo la "pulce" di Zali)

Il dibattito in Gran Consiglio è stato lungo e, a tratti, anche acceso. Un intervento del consigliere di Stato ha mandato in "tilt" i lavori per circa un'ora, con il PS che ha in seguito chiesto il rinvio in Commissione del rapporto
BELLINZONA - Non si può ancora parlare di riforma — quel progetto, di fatto, è tuttora sul tavolo del governo, in attesa di una presa di posizione dopo il termine della procedura di consultazione — ma la revisione accolta oggi dal Gran Consiglio può essere considerata a tutti gli effetti un primo passo in quella direzione. Un passo importante, se si considera che la legge attualmente in vigore risale a quasi quarant'anni fa. Tempi, come ha evocato da Tiziano Zanetti (PLR), co-relatore del rapporto, che rimandano «un contesto storico molto diverso, segnato da assalti ai treni e rapine in banca».
E che non si trattasse di mettere paletti a una futura polizia unica, ma di ampliare l'attuale strumentario a disposizione della polizia, lo ha ribadito lo stesso Zanetti e, in fondo, era chiaramente sottolineato anche nelle conclusioni del corposo malloppo (oltre un centinaio di pagine) recapitato dalla Commissione giustizia e diritti sui banchi dei deputati.
Vale la pena riproporre integralmente il passaggio: «Si ritiene opportuno ricordare la valenza di prossimità, il rispetto e la valorizzazione dei compiti delle PolCom» e la nuova legge «non riduce le loro competenze». E ancora, rimane «imprescindibile nel prossimo futuro valutare tutte le possibilità per un’ottimizzazione dei servizi». E questo «non vuol dire cassare la nascita di una Polizia unica, ma garantire in futuro, indipendentemente dalle scelte che verranno prese, un servizio di prossimità specifico sul territorio cantonale».
Nodi che andavano sciolti
In sostanza, l'attuale revisione mira a sbrogliare quei nodi strutturali che i ritocchi apportati nel corso degli anni — la legge in vigore, come detto, risale ormai al lontano 1989 — non hanno permesso di risolvere, trasformando il tutto in un insieme frammentato e poco lineare. Il nuovo disegno di legge intende quindi ridefinire i principi generali, precisare le competenze, rendere più flessibile l’organizzazione della Polizia cantonale e rafforzare le garanzie legate al principio di legalità, con regole più chiare sulla custodia di polizia, su indagini preventive e sotto copertura, oltre all’introduzione di un sistema cantonale di gestione delle minacce con finalità preventive.
Emendamenti? È stata una lunga sequela di bocciature, con l'eccezione di quello presentato da Alessandro Mazzoleni, concernente il trasporto di detenuti a livello intercantonale. In questo caso l'emendamento dell'esponente leghista ha prevalso su quello a firma MPS e ha ricevuto 49 voti favorevoli.
In conclusione, il voto sul complesso emendato ha visto l'aula votare con una netta maggioranza (59 favorevoli, 22 contrari, nessun astenuto).
Parla Zali, l'aula va (temporaneamente) in tilt
La discussione, tuttavia, non è stata del tutto serena. Dopo l'intervento in aula del consigliere di Stato Claudio Zali, la seduta è stata infatti interrotta per diverse decine di minuti, con la Commissione giustizia e diritti che ha chiesto prima di riunirsi e poi di poter interloquire con i singoli gruppi. E al rientro in aula, Ivo Durisch (PS) ha presentato una richiesta di rinvio, con ritorno del dossier in Commissione, che l'aula ha respinto.
«L'approvazione di queste norme presuppone una grande fiducia nel sistema che sarà chiamato ad applicarle. La differenza la faranno molto più le persone che le leggi». Queste le parole di Zali che hanno innescato il tilt temporaneo dell'aula. Parole, ha immediatamente sottolineato un sorpreso Giuseppe Sergi (MpS) che «rimettono in discussione l'architettura della legge», nonostante il consigliere di Stato avesse chiesto esplicitamente di approvare la revisione.
Tuto Rossi ha parlato di «pietra lanciata nello stagno». «Più che una pietra, una granata», ha rincarato Marco Noi (Verdi), mentre Matteo Quadranti (PLR) si è detto «basito per quanto accaduto in quest’aula fino a qualche decina di minuti fa». A imbracciare l'estintore ci hanno pensato invece Maurizio Agustoni (il Centro) e poi Boris Bignasca (Lega), facendo rapidamente rientrare il "caso".



