Concluso a Bellinzona il processo a Sonko, si attende la sentenza

L'ex ministro dell'interno gambiano è accusato di crimini contro l'umanità e in prima istanza era stato condannato a 20 anni di detenzione.
BELLINZONA - Si è concluso al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona il processo d'appello contro Ousman Sonko, ex ministro dell'interno gambiano accusato di crimini contro l'umanità. Il verdetto sarà però comunicato in una data ancora da definire.
Oggi ha preso la parola Sonko stesso, confermando le parole degli scorsi giorni del suo avvocato, secondo cui il 57enne avrebbe semplicemente cercato di fare il bene del suo Paese. Prima nell'esercito, poi nella guardia nazionale e infine, a partire dal 2006, in qualità di ministro.
Sonko sarebbe venuto a conoscenza, tramite fonti non ufficiali, dei maltrattamenti inflitti dai Junglers, una milizia paramilitare, e dai servizi segreti gambiani. Per questo motivo avrebbe sempre vigilato attentamente che i suoi collaboratori non fossero coinvolti in tali atti.
Secondo il legale i Junglers, autori di alcune delle torture per cui il suo assistito è accusato di complicità (oltre che omicidi, stupri, sequestri e lesioni corporali, che costituiscono crimini contro l'umanità), non sarebbero mai stati sotto il potere di Sonko, quanto semmai sotto quello del presidente Yahya Jammeh, né sarebbero mai stati ufficialmente integrati nell'apparato statale. Anche i servizi segreti nazionali sarebbero sempre rimasti sotto il controllo di Jammeh.
Gli avvocati degli accusatori privati e il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) hanno ribattuto sostenendo che l'apparato statale sarebbe stato riorganizzato, in particolare attraverso modifiche legislative, in modo da fungere da strumento per la repressione degli oppositori, dei detrattori del regime e dei giornalisti critici.
È così che alcune delle vittime sono state arrestate durante una manifestazione non autorizzata nell'aprile 2016. La polizia le ha consegnate ai servizi segreti, che le hanno torturate, causando la morte di un oppositore. La difesa, dal canto suo, ha definito questi arresti una misura legittima adottata dalla polizia per ristabilire l'ordine pubblico. Pur condannando gli atti di tortura come inaccettabili, l'avvocato sottolinea che il suo cliente non ha nulla a che vedere con essi. I rappresentanti delle parti civili hanno contestato con forza questo punto di vista.
L'MPC chiede per Sonko la detenzione a vita e l'espulsione dalla Svizzera per un periodo quindici anni. La difesa sostiene invece che Sonko vada scagionato da ogni accusa. In tal caso chiederà anche un indennizzo per la detenzione ingiustificata di quasi un milione di franchi.
In prima istanza l'ex ministro era stato condannato a 20 anni di reclusione.



