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14.05.2019 - 10:540
Aggiornamento : 18:39

«Sapeva che poteva uccidere»

A mente dell’accusa alla Rotonda di Gordola si consumò un omicidio intenzionale per dolo eventuale. E nei confronti del 23enne propone una pena detentiva di dodici anni

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LUGANO - «Il protagonista della vicenda è una mina vagante pericolosissima, un giovane aggressivo e specialista di sport da combattimento». Così il procuratore pubblico capo Arturo Garzoni parla del 23enne a processo per i fatti avvenuti il 22 aprile del 2017 alla discoteca La Rotonda di Gordola, in cui perse la vita un 44enne. E nei suoi confronti chiede la condanna a una pena detentiva di dodici anni per omicidio intenzionale per dolo eventuale.

L’escalation di violenza - «Quella notte c’è stata un’escalation di violenza gratuita» afferma l’accusa, ricordando che la vicenda era infine sfociata in «un pugno sferrato da tergo all’uomo che ha poi perso la vita: un uomo innocente, un padre di famiglia». Ma già nelle ore precedenti, all’interno del locale, non erano mancati altri episodi di violenza. «Un’aggressione tira l’altra».

«Era arrabbiato e agitato» - L’episodio finale si è verificato dopo un litigio davanti al guardaroba della discoteca. Da lì la ex del 23enne si era allontanata, uscendo dal locale. Lui, poco dopo, l’aveva seguita «a passo sostenuto, era arrabbiato e agitato». E trovando la via ostacolata da un uomo (si trattava della vittima), «si è fatto largo a modo suo, con un gancio laterale accompagnato da una spallata». E quale specialista di arti marziali, «quella notte sapeva come e dove colpire una persona per annientarla».

Le molte versioni - L’imputato contesta però l’episodio, «modificando molte volte la sua versione» spiega Garzoni. Una versione «spontanea, lineare e disinteressata» è invece stata fornita da altri testimoni. Il comportamento processuale del 23enne viene invece definito come «vergognoso».

La conferma del medico legale - La dinamica del colpo sferrato al 44enne, ricorda l’accusa, trova conferma nella relazione del medico legale. Una relazione che ieri è stata confrontata con la perizia di parte commissionata dalla difesa, secondo cui l’emorragia cerebrale che ha portato alla morte della vittima sarebbe da ricondurre a un aneurisma. «Una tesi strampalata» dice Garzoni.

Lo spaccio di droga - Il 23enne è entrato nel mondo dell’illegalità già anni prima: «Alla fine del 2014 ha iniziato a frequentare una banda di albanesi - ricorda il procuratore capo - una banda di albanesi trafficanti di droga e prostitute. E inizia quindi a spacciare cocaina». Da qui l’accusa di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti.

La pretesa di risarcimento - «Quella notte l’imputato si è reso protagonista di diversi episodi di violenza gratuita» afferma anche l’avvocato Diego Olgiati, rappresentante legale degli accusatori privati. E ribadisce che «la causa del decesso del 44enne è lapalissiana: ha preso un pugno ed è crollato». A favore dei familiari della vittima avanza quindi una pretesa di risarcimento per torto morale di complessivi 225’000 franchi. Oltre al rimborso delle spese sostenute a causa della morte del 44enne.

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