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CANTONE
13.05.2019 - 18:010
Aggiornamento : 18:21

Scontro di perizie sulla morte alla Rotonda

Il 23enne alla sbarra per i fatti del 22 aprile 2017 sferrò un colpo che portò al decesso del 44enne, secondo i medici legali. La perizia di parte parla invece della rottura di un aneurisma

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LUGANO - «Si trattò della rottura di un aneurisma». «No, l’arteria si lacerò a causa del colpo». È scontro di perizie nel processo per la morte del 44enne alla discoteca La Rotonda di Gordola, che da oggi vede alla sbarra alle Criminali un 23enne accusato in via principale di omicidio intenzionale per dolo eventuale.

Era il 22 aprile del 2017 quando, a mente dell’accusa, il giovane sferrò un pugno all’altezza dell’orecchio destro della vittima: un 44enne che perse la vita il giorno successivo a causa di un emorragia cerebrale. Ma per la perizia di parte, che la difesa ha commissionato alla dottoressa Valentina Vasino, il decesso sarebbe dovuto - appunto - a alla rottura di un aneurisma. «Una rottura che può avvenire spontaneamente, come pure per lievi traumi come un colpo alla nuca o una spallata».

Emerge un quadro diverso dalla perizia legale, allestita dai medici Antonio Osculati e Luisa Andrello (quest’ultima oggi sentita dalla Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta): «L’aneurisma - spiega la dottoressa - è una variazione patologica della parete del vaso sanguigno, mentre nel caso in questione non vi è nulla di patologico».

La lacerazione dell’arteria e la conseguente emorragia sarebbe invece da ricondurre al colpo inferto dal giovane, che avrebbe generato un movimento causa della lacerazione: «Con il colpo sulla parte destra del capo, l’allungamento dell’arteria vertebrale sinistra si spiega col colpo e il contraccolpo». Non sarebbe inoltre rilevante l’entità del pugno.

La tesi dei medici legali è sostanzialmente confermata dal dottor Ennio Pedrinis, a cui è stata commissionata una perizia di parte dal rappresentante degli accusatori privati.

Sulla vittima è inoltre stata rilevata una variazione anatomica dell’arteria vertebrale sinistra, quella interessata dalla lacerazione: il vaso sanguigno aveva un diametro superiore. Una dilatazione che, a dire della perizia giudiziaria, avrebbe potuto favorire la lacerazione. Ma questa ipotesi non può essere data per certa, secondo gli autori dell’esame. Il dottor Pedrinis aggiunge, tra l’altro, che agli esami autoptici si riscontra spesso un arteria sinistra con diametro superiore a quella destra.

Il processo si riaprirà domani alle 9.30, quando la parola passerà alle parti. Oggi il procuratore pubblico Arturo Garzoni ha già annunciato che nei confronti del 23enne chiederà una pena superiore ai dieci anni. Mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Yasar Ravi, punterà invece al proscioglimento dai reati principali.

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