CANTONE
10.11.2014 - 08:120
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

"È sparito con i soldi e non ho più visto neanche un centesimo"

Un’azienda di Collina d’Oro dice di avere inventato il “motore del futuro”. Dietro gli slogan, un truffatore su cui si indaga in Italia e in Ticino

LUGANO. «Un motore rivoluzionario», «mille km a costo zero»: si reclamizza così sui social network – il sito ufficiale è ancora off-line – un’azienda “green” di Collina d’oro, a cui persino il Quotidiano ha di recente dedicato un servizio presentandola come «un progetto che potrebbe rivoluzionare il mondo dell’auto». Più critico il portale anti-bufale butac.it, che in una recensione non proprio recentissima (novembre 2013) accusava l’azienda di ritoccare con Photoshop immagini copiate da internet e spacciarle per propri prodotti. «Chi ha mai provato questo super motore? – si legge in un post – Nessuno, se non i titolari dell’azienda».

Ecco, appunto: i titolari. Chi sono? Una breve ricerca e si scopre che dietro alla ditta c’è un 49enne italiano, A.B., ex agente immobiliare dal curriculum tutt’altro che immacolato: già sanzionato nel 1999 dalla Seco per importazione illegale di valuta, è stato condannato nel 2012 (anno di fondazione della Sa di Collina d’oro; ma il reato è prescritto) in Italia per una truffa da 750mila euro ai danni di un imprenditore. «Mi si era proposto come intermediario per un fantomatico investimento all’estero – ci spiega oggi la vittima – poi è sparito con i soldi. Non ho riavuto un centesimo, non so dove siano finiti: lui risulta nullatenente».

All'imprenditore truffato, attivo a sua volta nel settore delle automobili, il nome dell'azienda di Collina d'oro non dice nulla. «Mi aveva solo parlato di investimenti all'estero, non ho la minima idea di quale strada abbiano preso effettivamente poi i miei soldi. Di certo a me non sono mai tornati» racconta la vittima. «So solo che, quando ho provato a chiederne conto, mi è stato risposto con minacce inquietanti. Un tipo insomma da cui è bene stare in guardia: non sapevo che fosse finito in Ticino ora, e per quanto mi riguarda meno sento parlare di lui meglio è».

Si dirà: embé? Un imprenditore (ancorché truffatore) non è libero di aprire in Ticino quante aziende vuole? Stando a nostre informazioni, però, al Ministero Pubblico di Lugano è ora arrivata una rogatoria da oltre confine nell'ambito di un nuovo filone d'inchiesta, questa volta a cavallo fra Ticino e Italia. Indagine su cui vige, naturalmente, il massimo riserbo. Staremo a vedere.


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