Nasce il Forum diritti senza confini

Il Forum, apartitico e aconfessionale, punta a essere un luogo d’incontro delle organizzazioni e gruppi che si occupano delle migrazioni
BELLINZONA - Ieri, mercoledì 15 aprile, a Bellinzona, quasi una quarantina di organizzazioni e gruppi informali che si dedicano a vario titolo all’accompagnamento, alla tutela e al sostegno delle persone migranti in Ticino hanno deciso di dare vita al Forum diritti senza confini.
Il Forum, apartitico e aconfessionale, punta ad essere un luogo d’incontro delle organizzazioni e gruppi che si occupano delle migrazioni, a sviluppare lo scambio di buone pratiche, ad organizzare un’offerta di formazione e approfondimento delle conoscenze sul tema, a sviluppare la riflessione politica e a partecipare a piattaforme nazionali in questo ambito.
L’assemblea ha nominato il comitato, di cui fanno parte Mario Amato, Manuele Bertoli, Paola Caremi, Antonio Cartolano, Stefano Frisoli, Marco Imperadore, Lokman Kadak, Alexis Kagamba, Sabina Silvestri, Jamileh Amini, Maria Grazia Zedde. Il neonato comitato si è impegnato a preparare un programma di attività per gli anni 2026 e 2027, che sarà discusso durante la prossima assemblea prevista per il mese di giugno.
Oggi, attraverso un comunicato stampa, ha espresso preoccupazione per il previsto taglio dei forfait di mantenimento destinati alle persone in cerca di protezione. Una misura che prevede una riduzione di circa il 6% degli importi riconosciuti.
Il Forum sottolinea che il risparmio verrebbe ottenuto intervenendo su forfait destinati a richiedenti l’asilo, persone bisognose di protezione senza permesso di dimora e persone ammesse provvisoriamente. Tali importi risultano invariati dal 1° gennaio 2012.
Secondo il Forum, il mancato adeguamento al rincaro negli ultimi 15 anni ha già comportato una perdita di almeno il 6% del valore reale dei forfait. Il taglio prospettato determinerebbe quindi un’ulteriore riduzione, questa volta attraverso una diminuzione concreta degli importi erogati.
Il Forum mette inoltre in guardia sulle conseguenze della misura per una popolazione considerata particolarmente vulnerabile, evidenziando come queste persone dispongano di risorse molto limitate. L’organizzazione invita quindi le autorità politiche a rivedere la decisione e a individuare le risorse necessarie, stimate in circa un milione e mezzo di franchi, in ambiti ritenuti meno sensibili per la coesione sociale.



