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Aumentare l'età di pensionamento? «Non ha senso e il popolo ha già detto no»

Il segretario regionale UNIA Giangiorgio Gargantini ribatte alla presa di posizione di Colette Nova, vicedirettrice dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali.
Tipress
Fonte Radio Ticino
Aumentare l'età di pensionamento? «Non ha senso e il popolo ha già detto no»
Il segretario regionale UNIA Giangiorgio Gargantini ribatte alla presa di posizione di Colette Nova, vicedirettrice dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali.

LUGANO - «Naturalmente dovremmo aumentare l'età pensionabile. Tutto parla a favore: viviamo più a lungo, siamo più sani e la vita lavorativa è meno faticosa». È quanto ha dichiarato ieri alla Neue Zürcher Zeitung (NZZ) Colette Nova, vicedirettrice uscente dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, sottolineando che la politica sembra non avere il coraggio di andare in questa direzione.

Una posizione, questa, che in pochi hanno gradito. E a non gradire è anche Giangiorgio Gargantini, che si espresso in tal senso ai microfoni di Radio Ticino.

«Non è una questione di mancanza di coraggio della politica, perché la politica ha già avuto il coraggio di fare questa proposta», ha detto il segretario regionale UNIA. «L’ultima volta, il 3 marzo 2024, si è votato sull'iniziativa dei giovani liberali per aumentare l'età di pensionamento a 66 anni ed è stata assolutamente respinta dal popolo. Bisognerebbe ascoltare anche quando la popolazione dice no».

«Pensare che continuare a lavorare fino a 66, 67, 68 anni abbia un senso anche da un punto di vista economico, oltretutto, è sbagliato perché ci sono tutta una serie di professioni che semplicemente non si possono più esercitare a quell'età», ha continuato. «Ci sono delle ragioni di salute pubblica, delle ragioni di sicurezza e poi c'è il problema dell'entrata nel mondo del lavoro dei giovani».

Per finanziare l'AVS, insomma, le strade da percorrere sarebbero altre. «Spesso le soluzioni vengono dal partenariato sociale e dai contratti collettivi di lavoro. In molti rami abbiamo negoziato dei piani di prepensionamento di pensionamento anticipato cofinanziati dai lavoratori e i datori di lavoro, che permettono al contrario di andare in pensione prima, aprono posti di lavoro ai giovani che entrano nel mercato del lavoro e finanziano poi l’AVS. Questa è sicuramente una pista sulla quale lavorare anche al di fuori dei settori a contratto collettivo».

Secondo Gargantini, in definitiva, l'età di riferimento per il prepensionamento dovrebbe essere quella dei 60 anni, che viene ritenuta «economicamente assolutamente sostenibile». «È l'età che utilizziamo come sindacato in molti contratti collettivi ed è quella giusta per potersela godere ancora dopo le fatiche fatte durante il lavoro».

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