La cultura indipendente è in cerca di spazi, soprattutto a Lugano

Lo conferma l'indagine conoscitiva voluta dal DECS e che riporta anche una mappatura di possibili spazi utilizzabili.
BELLINZONA - Sono stati resi pubblici proprio questo venerdì 27 febbraio i risultati dell'indagine conoscitiva dedicata agli spazi per la produzione e l’espressione culturale indipendente sul territorio cantonale. Un'inchiesta, lunga due anni, e voluta dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) di Marina Carobbio Guscetti.
«La disponibilità di luoghi adeguati per la creazione, la sperimentazione e la relazione con il pubblico è stata più volte segnalata come esigenza concreta da parte di numerose realtà attive sul territorio ed è un tema presente in diversi tavoli di lavoro», riporta la nota del DECS che accompagna il rapporto in cinque parti curato dall’Osservatorio culturale dell’Ufficio dell’analisi e del patrimonio culturale digitale.
A collaborare al testo anche l'associazione IDRA e l'Accademia di architettura dell'USI così come diversi operatori culturali su tutto il territorio cantonale.
Dal punto di vista istituzionale «l'analisi comparativa mostra che la maggioranza dei Cantoni non contempla nei propri apparati legislativi indicazioni specifiche sulla gestione degli spazi per la cultura indipendente, mentre alcune città svizzere si sono dotate di strumenti più sviluppati, tra cui la messa a disposizione di locali a prezzi agevolati e la promozione dell'utilizzo transitorio», spiega Bellinzona.
Reale la questione dei bisogni: «la maggioranza degli interpellati è alla ricerca di uno spazio, con una concentrazione della domanda nel distretto di Lugano. Gli aspetti ritenuti prioritari nella scelta di uno spazio sono, in entrambe le categorie, i costi contenuti, la presenza di servizi di base e la buona accessibilità».
Resta la domanda, oltre al come, ovvero: dove? «La mappatura degli spazi inutilizzati di proprietà pubblica, parapubblica e privata ha censito, grazie alla collaborazione di Cantone, Comuni, Confederazione ed enti parapubblici, un ventaglio di edifici distribuiti sull'intero territorio cantonale, con particolare attenzione agli ex istituti scolastici e alle ex case comunali, che per le loro caratteristiche presentano un significativo potenziale di riconversione».
Dal canto suo, Marina Carobbio Gusceti, ringrazia tutti i partecipanti allo studio: «Grazie alla loro collaborazione il Cantone può continuare a mettere in rete le diverse informazioni raccolte, offrendo una visione d’insieme chiara sulle esigenze e le possibili strade da approfondire per giungere a concretizzare l’offerta di spazi per la cultura indipendente in Ticino, che necessita anche l’imprescindibile partecipazione di Città, Comuni e altri enti».



