Alla scoperta di un Lolito... dalla "Lingua di Fuoco"

Nuovo singolo per Tatum Rush: caldo, raffinato e con una sezione fiati che sempre provenire da un'altra epoca
Nuovo singolo per Tatum Rush: caldo, raffinato e con una sezione fiati che sempre provenire da un'altra epoca
LUGANO - Una ventata d'aria fresca che sferza le rive del Lago di Lugano e che arriva da lontano, addirittura dal passato. "Lingua di Fuoco" è il secondo singolo che anticipa il nuovo album di Tatum Rush, che arriverà nei prossimi mesi per l'etichetta indipendente luganese Safe Port Production, e il cui titolo è tutto un programma: "Lolito Ceresiaco". Un lavoro, quello che il musicista ticinese aveva già menzionato nel precedente estratto, "Amica", segna un ulteriore scarto nel suo percorso artistico e apre un capitolo stilistico inedito, frutto di una ricerca appassionata tra ritmi e melodie che attraversano il crooner jazz, il bolero, la canzone napoletana degli anni Cinquanta e Sessanta, fino a lambire territori meno prevedibili come il folklore klezmer e quello greco.
Al centro c’è il tema della comunicazione: un gioco sottile e stratificato, fatto di allusioni e incastri linguistici, ma privo di maschere o raggiri. "Lingua di Fuoco" suona come qualcosa che non c’era prima, forse perché si avventura in un territorio quasi inesplorato: quello di un bolero in lingua italiana. Un genere che oggi sopravvive più come eco del passato – spesso associato al celebre Boléro di Ravel – che come forma viva della tradizione musicale latina.
Come già accadeva in "Amica", il singolo precedente, anche qui la struttura del brano mette in discussione la classica alternanza strofa-ritornello, scegliendo una forma fluida e circolare, più vicina a quella del bolero cubano. A completare il quadro, un arrangiamento raffinato e caldo, impreziosito da una sezione di fiati scritta dallo stesso Tatum (con un aiuto all'arrangiamento da parte del Maestro Gabriele Comeglio) e registrata dal vivo, con tutti i musicisti riuniti in un unico ambiente sonoro, ampio e naturalmente riverberante.
Questa sessione di registrazione merita di essere sottolineata. Ha avuto luogo il 12 novembre dello scorso anno a Brunnen (Svitto), nello studio di registrazione di Björn Magnusson. Al sax alto c'era Filippo Valli, al sax tenore Philippe Helfer, alla tromba Nolan Quinn, al trombone Maurus Twerenbold, alle percussioni Heribel Izquierdo, alla batteria Luca Marini, al contrabbasso Ursin Andres, lo stesso Magnusson alla chitarra elettrica. Dulcis in fundo, la voce e la chitarra di Tatum Rush.







